Scandagliati telefono e computer del primario arrestato
Gli investigatori vogliono chiarire le modalità con cui Michieletti convocava e coinvolgeva le presunte vittime. L'accusa è di violenza sessuale e atti persecutori

Marcello Pollastri
|7 mesi fa

Le indagini sul caso che ha scosso l’ambiente sanitario piacentino stanno per entrare nella fase conclusiva. È attesa entro circa un mese la chiusura dell’inchiesta a carico dell’ex primario di Radiologia dell’ospedale di Piacenza, Emanuele Micheletti, arrestato con le accuse di violenza sessuale e atti persecutori.
Gli inquirenti della squadra mobile sono al lavoro per analizzare tutto il materiale informatico sequestrato: un telefono cellulare e due computer, uno personale e uno professionale. Elementi ritenuti fondamentali per ricostruire dinamiche, contatti e abitudini che possano far luce sull’organizzazione interna del cosiddetto “sistema Micheletti”.
Un sistema che, secondo quanto sta emergendo, sarebbe andato avanti per oltre 15 anni, e che oggi vede coinvolte diverse donne – in prevalenza dipendenti o ex dipendenti del reparto – che hanno deciso di sporgere denuncia. Altre possibili vittime, secondo quanto riferiscono fonti investigative, non avrebbero ancora trovato il coraggio di formalizzare le accuse, probabilmente per timore, vergogna o per il timore di ripercussioni personali o professionali.
Al centro dell’inchiesta, oltre ai singoli episodi, c’è l’intento di chiarire con esattezza le modalità con cui le presunte vittime venivano convocate e coinvolte. Non si tratterebbe, secondo gli investigatori, di episodi isolati, ma di comportamenti sistematici, reiterati nel tempo e gestiti secondo una logica precisa.
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