Case di Rocco in stato di abbandono, «ma può diventare polo culturale»

Per Italia Nostra «è importante salvare l'edificio»

Filippo Lezoli
|23 ore fa
Case di Rocco - © Libertà
Case di Rocco - © Libertà
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Un gioiello prezioso che cade a pezzi, tanto da preoccupare chi vive nei dintorni. Case di Rocco, questo il nome del complesso, è però per Italia Nostra un gioiello da salvare prima dall’abbandono e poi dall’eventuale abbattimento. Dopo le «legittime preoccupazioni dei cittadini della zona in termini di sicurezza» (riportate su Libertà di mercoledì 26), Italia Nostra chiede a chi può, facile leggere un invito all’amministrazione comunale, di fare qualcosa per non perdere un immobile dall’inequivocabile interesse storico.
Il timore nasce da una parte dal fatto che l’edificio, situato appena prima della rotonda all’incrocio fra via Emilia Pavese e via Einaudi, alla fine della frazione di Sant’Antonio dove si innesta il ponte sul Trebbia verso Rottofreno, è stato messo all’asta, con una base di partenza attorno ai 32mila euro. Ma la preoccupazione di Italia Nostra origina anche dall’esperienza, riportando alla memoria il 2002, quando il proprietario assicurò di preservarlo, salvo poi non avere dato seguito alle parole.
«Abbiamo letto le giuste richieste per la messa in sicurezza dell’edificio seicentesco di Case di Rocco - afferma ora Pietro Chiappelloni, presidente della sezione di Italia Nostra di Piacenza - che rappresenta l’ultima testimonianza di un complesso storico di origini antichissime».
Dopo averne biasimato lo stato di abbandono, il referente dell’associazione nazionale per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale del nostro Paese, lancia un’idea suggestiva e coerente dal punto di vista storico legata a Piacenza come punto nevralgico dei cammini attorno alla Via Francigena. «Noi di Italia Nostra riteniamo possa diventare un elemento importante per il nostro territorio - dice infatti Chiappelloni - rientra innanzitutto in più percorsi culturali, dalla Via Postumia al Cammino di San Rocco, a cui la tradizione attribuisce una sosta qui (da qui il nome dato al complesso,ndr), e vi potrebbe essere collocato un punto informativo dei Cammini. Ma ci sono anche altri aspetti, visto che l’area fu sede dei frati custodi del passaggio del fiume e fu interessata dalle manovre della battaglia del Trebbia del 1746 fra austriaci e franco-ispanici».