Un piacentino sulle tracce dei faraoni: Luigi Rizzi ospite a Telelibertà
Piacentino, ingegnere per formazione e professione, coltiva da sempre una viscerale passione per l’antico Egitto
Matteo Prati
|8 ore fa

Il mistero come dono, la sabbia come velo della storia e il desiderio di seguire le piste del deserto per avvicinarsi a una delle civiltà più affascinanti dell’umanità. È stato questo il filo conduttore dell’incontro tra Nicoletta Bracchi e Luigi Rizzi, egittologo, ospite de “Lo specchio” su Telelibertà. Piacentino, ingegnere per formazione e professione, Rizzi coltiva da sempre una viscerale passione per l’antico Egitto. «Non è il mio lavoro — racconta — sono un ingegnere, ma l’Egitto è il mio grande hobby. Una passione nata quasi per caso, da ragazzo, leggendo un fumetto dedicato a reperti archeologici».
Prima dell’Egitto ci fu il sogno del volo: dopo la maturità tentò l’ingresso all’Accademia Aeronautica, poi scelse Ingegneria a Parma e successivamente il triennio di ingegneria aeronautica a Milano. Seguì l’assunzione all’azienda Astra, dove lavorò per 37 anni, esperienza che ricorda con entusiasmo. Ricorda con affetto anche gli anni del liceo scientifico a Piacenza: ogni mattina partiva all’alba da Borgonovo per raggiungere la città, un periodo impegnativo ma decisivo per la sua crescita.
Il 1984 segna la svolta: ormai inserito nel lavoro, capisce che la sola lettura non basta più. «Avevo studiato molto sull’Egitto, ma sentivo che mi mancava la parte filologica». Si iscrive così all’Università di Bologna, seguendo fino alla laurea corsi di Storia antica e discipline orientali. Da lì iniziano i viaggi, una quindicina in Egitto fino all’ultimo, nel 2019, in Sudan. Tra i luoghi più cari a Rizzi c’è Meidum, a circa cento chilometri a sud del Cairo, nel governatorato di Beni Suef.
«Qui sorge la piramide attribuita al padre di Cheope, in parte crollata probabilmente per scelte costruttive errate, ma decisiva per l’evoluzione dell’architettura egizia. È la prova dello straordinario livello organizzativo raggiunto da quella civiltà: circa diciotto secoli prima della fondazione di Roma, gli Egizi riuscirono a estrarre, trasportare e collocare oltre 25 milioni di tonnellate di calcare in poco più di un secolo. Un'emozione che non ti abbandona? Il viaggio al monastero cristiano di Santa Caterina nel Sinai».
Durante la trasmissione ha presentato anche il libro “La Roma nascosta”, dedicato alla Piacenza romana, che mette in luce le tracce spesso invisibili del passato. In chiusura, una riflessione sulla città: «Piacenza possiede un patrimonio culturale importante che meriterebbe maggiore valorizzazione. Un invito a riscoprire ciò che ci circonda con uno sguardo nuovo, come davanti alle sabbie d’Egitto, dove ogni granello può custodire una storia».
Ogni granello racconta una storia, in viaggio tra Egitto e Piacenza
Fu un incontro quasi fortuito, nel 2017 a Palazzo Galli, a far nascere nell’ingegner Luigi Rizzi l’idea di un progetto culturale dedicato a uno dei più straordinari capolavori della cartografia europea: l’Atlas Maior. Da quella scoperta prese forma, grazie alla lungimirante visione dell’avvocato Corrado Sforza Fogliani, l’evento “Atlas Maior – Un universo senza confini”, successivamente dedicato alla sua memoria come omaggio al compianto presidente e al suo instancabile impegno per la valorizzazione culturale e civile del territorio. Realizzato dal cartografo olandese Johannes Blaeu e pubblicato nel 1662, l’Atlas Maior è considerato una delle opere cartografiche più prestigiose del XVII secolo, straordinaria sintesi di sapere geografico, arte incisoria e spirito scientifico dell’età moderna.
L’esemplare conservato a Piacenza giunse alla Banca nel 2010 come dono di Annarosa Mars, vedova dell’ingegner Bruno Torretta, professionista cittadino. Nel suo intervento, Rizzi ha ricordato come la cartografia, divenuta tra Cinque e Seicento una disciplina fondamentale per il progresso umano e per l’epoca delle grandi esplorazioni, affondi in realtà le proprie radici nelle antiche civiltà della Mesopotamia e dell’Egitto. Un percorso millenario che trova nell’atlante di Blaeu una delle sue espressioni più alte: la rappresentazione del mondo come spazio aperto alla conoscenza, senza confini, nello stesso spirito culturale che Corrado Sforza Fogliani seppe promuovere e sostenere nel corso della sua attività. Le puntate di “Specchio” sono disponibili anche on demand sul sito di Libertà.

