«Per essere madri e lavorare in proprio siamo costrette a fare salti mortali»

Le testimonianze di Tania Fedeli, sarta con una bambina di due anni e Roberta Sammataro, commerciante in dolce attesa

Elisabetta Paraboschi
|3 giorni fa
Roberta Sammataro con il pancione nel suo negozio - FOTO PARABOSCHI
Roberta Sammataro con il pancione nel suo negozio - FOTO PARABOSCHI
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Hanno fra i 35 e i 40 anni, un lavoro che le appassiona, un figlio già nato oppure in arrivo. E una partita Iva. Difficile essere madri e libere professioniste al giorno d’oggi. I tanto evocati tempi di conciliazione vita-lavoro si scontrano con una realtà in cui devi fare i salti mortali se vuoi continuare a lavorare. E a volte non bastano neppure quelli. Così ecco che c’è chi “prenota” - pagando naturalmente - un posto al nido per il figlio che ancora non è nato e chi si trova costretta ad anticipare la chiusura della bottega di almeno tre ore (col rischio di perdere quindi clienti) per recuperare la bambina all’asilo.
La conferma la danno Tania Fedeli e Roberta Sammataro: sarta la prima, commerciante di abbigliamento vintage la seconda. Una con una bambina di poco più di due anni e l’altra con una piccola in arrivo.
«Il primo ostacolo? Accedere al nido - spiega Tania -. Avevamo scelto un paio di opzioni che potevano essere comode sia con il nostro lavoro sia per non accompagnare la bambina con l’auto, ma non è stato possibile. Per cui abbiamo pagato un nido privato».
La spesa? « Abbiamo pagato una media di circa 800-850 euro al mese il primo anno e un po’ meno il secondo - spiega Tania -. Siamo fortunati perché non tutti possono permetterselo, anche se c’è un bonus nido fornito dallo Stato in base al reddito. L’orario di uscita, pagando, è alle 5 del pomeriggio anziché le 4: del resto è difficile riuscire a tenere insieme famiglia e lavoro se non si hanno nonni. Oppure una babysitter che però costa dai 12 ai 15 euro all’ora».
A settembre la figlia di Tania incomincerà la scuola materna: « Anche in questo caso il problema per me è il lavoro - spiega la sarta -. La materna più vicina al mio laboratorio è all’Alberoni, ma per stradario ho un maggiore punteggio a mandare Mila alla Mazzini che per noi è comunque scomoda. Ma il problema è che non sappiamo se sarà attivata l’uscita posticipata, quindi io rischio di dover chiudere il laboratorio ogni pomeriggio alle 15.30 per recuperare mia figlia alle 16. Per chi lavora in proprio è penalizzante perché significa perdere ore di lavoro e potenziali clienti ».
Per non correre il rischio di restare senza posto al nido Roberta Sammataro ha già pagato una cauzione per iscrivere la sua bambina a settembre: «Però deve ancora nascere - avverte - ma almeno ho la certezza che un posto ci sarà e io potrò tornare a lavorare».
La commerciante spiega di avere dovuto organizzare tutto al dettaglio per la gravidanza: « Ma non è detto che basti - ammette -. Ho incominciato a metter via i risparmi perché per chi ha una partita Iva in regime ordinario e fa il mio lavoro viene stabilito un fisso giornaliero per la maternità indipendentemente da quanto si guadagna e si versa all’Inps: non raggiungerò i 1.500 euro al mese, ma dovrò pagare tutte le tasse come se lavorassi normalmente. E pure i 1.500 euro saranno tassati. Ho anche stipulato un’assicurazione privata perché in Italia diventare mamma se hai un’attività che funziona bene rischi comunque il fallimento».
Roberta ha avviato la sua bottega nel 2017: «Ho aspettato di avere un lavoro consolidato e un mutuo avviato prima di intraprendere con il mio compagno questa avventura, ma non basta - spiega -. Mia figlia nascerà fra due mesi, il periodo successivo sarà duro: mi sono organizzata in modo che l’attività apra seppure a orario ridotto grazie a mia sorella che è mia dipendente. La speranza è quella di riprendere a pieno ritmo a settembre e intanto di lavorare anche in questi ultimi due mesi col pancione. Però è tutto meno che facile».
Tania Fedeli, sarta, nel suo laboratorio - FOTO PARABOSCHI
Tania Fedeli, sarta, nel suo laboratorio - FOTO PARABOSCHI