Spara al seduttore della figlia e viene ucciso: shock a Caorso

Nera d'archivio / 1928

Paola Brianti
Paola Brianti
|6 ore fa
Spara al seduttore della figlia e viene ucciso: shock a Caorso
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Sono le 21 del 5 marzo 1928: una macchina a tutta velocità fa stridere le gomme in via Taverna. Ha percorso suonando il clacson i 15 chilometri da Caorso all’ospedale, a bordo trasporta un ferito: si chiama Mario, ha 21 anni. Perde sangue, i medici gli riscontrano ferite da arma da taglio alla spalla e alla coscia. Non è grave, ma si guadagna ampio spazio sul giornale: è infatti anche lui vittima e testimone di quella che viene battezzata “la tragedia di Caorso”. Un uomo ha freddato il seduttore della figlia, poi è stato raggiunto dal migliore amico, che lo ha accoltellato. Due uomini a terra, più un ferito, Mario. Mentre i dottori stilano una prima diagnosi e dichiarano che guarirà in 15 giorni, nel paese giacciono dunque altri due corpi: il papà di Mario, Attilio, 51 anni, e Remigio, che di anni ne ha 33.
In edicola il giornale non è Libertà, ma La Scure, la redazione occupata dai fascisti e la cronaca del fatto filtrata dallo stretto setaccio delle camicie nere piacentine. Per capire cosa significhi, ecco i toni dei cronisti: «Nella spaventosa tragedia famigliare sono commisti passione, vecchi rancori, odio rusticano violentissimo».