Il mare rilassa, così dicono... ma certe estati non tornano più

Ogni volta che si avvicina Giugno, ripenso a quelle passate. Adesso, la stagione non arriva, si organizza come un’operazione della Nasa

Anna Morando
|4 ore fa
L'ansia che arriva con l'estate© ANSA
L'ansia che arriva con l'estate© ANSA
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Bentornati cari amici lettori, questa settimana è arrivato il caldo vero, quello che appena esci dalla doccia, devi farne un’altra perchè stai già sudando anche l’acqua del battesimo. E mentre si inizia ufficialmente a boccheggiare, io non aspetto altro che sentire qualche nome mitologico associato alle ondate di caldo. Scelgono sempre nomi tranquilli, del tipo: Caronte, Lucifero, Cerbero.
Sembra fatto apposta: li nomini, e senti le goccioline di sudore che scendono lungo la schiena.
Ogni volta che si avvicina Giugno, ripenso alle estati passate, quelle quando eravamo spensierati, e inconsapevoli che sarebbero state le estati più belle della nostra vita.
Adesso, l’estate non arriva, si organizza come un’operazione della Nasa: l’affitto del sole lo devi pagare almeno 4 mesi prima, sperando che ti diano ferie, che qualche collega non le prenda nel tuo stesso periodo, attendendo quel giorno come se fosse un milione di euro vinto alla lotteria.
Si passano notti insonni (è escluso chi ha l’aria condizionata, per me rientrano nella categoria “benestanti”, e ovviamente io non ne faccio parte). Alle 23 in camera mia si registrano 34 gradi.
Dormire diventa una prova di sopravvivenza, la mattina ti svegli con 2 ore di sonno effettive in corpo e sudatio come se avessi appena corso la maratona di New York.
Quando invece finalmente suonava l’ultima campanella, era festa nazionale. Eravamo liberi: di innamorarci, di dormire fino a tardi, di passare le giornate con gli amici, a chiacchierare, a fare esperienze, non aspettavamo altro che il Festivalbar, vacanze già organizzare in famiglia quindi zero stress, dovevamo solo esistere.
Si passavano le giornate tra pisolini sotto l’ombrellone, in infradito, un calcio a un pallone, mangiando ghiaccioli blu elettrico che probabilmente erano radioattivi e ora vieterebbero in 14 paesi europei; un tuffo al mare, rigorosamente senza ombrellone, il comfort non era necessario. Adesso, a 36 anni, l’estate è un po’ più pesante. Lavori mentre osservi storie di Instagram di gente che sta a mollo da mesi e ti domani che lavoro faccia. Io presumo sempre siano Narcotrafficanti, ereditieri, o fanno trading online a Bali. Che secondo me è un nuovo modo elegante di dire narcotrafficanti.
Andare al mare è diventato un INCUBO. Vai nel weekend, perchè il resto della settimana lo passi a lavorare; la domenica quindi svegli all’alba per non trovare troppo traffico, ma puntualmente tutti hanno la stessa idea. Risultato: 5 ore fermo in autostrada, con 40 gradi all’ombra, l’aria condizionata che smette di funzionare in gallerie e una crisi esistenziale tra Parma e La Spezia.
Se riesci ad arrivare, la spiaggia è già piena, con famiglie arrivate alle 5 del mattino che hanno occupato mezza spiaggia piantando ombrelloni anche per i cugini lontani che arriveranno prima o poi in giornata. L’area delimitata è grande come San Marino.
Ti ritrovi quindi a stendere l’asciugamano addosso a una coppia vicina, e il tuo ombrellone fa ombra a loro anziché a te. Ah, e non dimentichiamo quelli con la cassa Bluetooth che spara reggeaton come se fosse in discoteca.
Tutto costa il triplo: un gelato, 5 euro. Prima ci facevo il pieno al motorino, ora in due minuti me li sono mangiati. E ho di nuovo caldo.
La sabbia scotta come non mai, e per arrivare all'acqua vedi persone che ballano la tarantella, lanciandosi in acqua per evitare ustioni di quarto grado alla pianta del piede.
Sudi, fa caldo, la sabbia si appiccica ovunque, non i respira. Non capirò mai come tutto questa agonia può essere un piacere. Torni a casa che invece che una giornata di relax, hai vissuto un’esperienza al limite del purgatorio dantesco.
Una volta ci mettevano in macchina, ci svegliavamo già arrivati, senza stress, passavamo 8 ore in acqua e sul ritorno ci addormentavamo, risvegliandoci già nel letto di casa. Che sogno.
E nemmeno lo apprezzavamo! Ne approfitto per ringraziare tutti quei genitori che hanno fatto questa vita per noi ( grazia mamma e grazie papà), e quelli che adesso lo stanno facendo per i loro figli.
L’unica soluzione plausibile la vedo quella di trasferirmi su un isola, passare l’anno in ciabatte, muovermi in bicicletta, senza stress, come dicono in porto rico vivendo in “pura vida” mood.
Se conoscete qualcuno che cerca una coinquilina ai Caraibi, fatemi sapere. Ah, chiedo per un’amica ovviamente.