Il racconto di Paolo Nori non invecchia, anzi migliora
“Due volte che sono morto” (Chora Media per RaiPlay Sound) rientra a pieno titolo negli “old but gold”
Claudia Labati
|5 giorni fa

Nori, dopo un paio di incidenti stradali avvenuti a distanza di anni, era stato dato per morto
Ci sono podcast che, lo ammetto, ricordo poco. E poi ci sono quelli che restano lì, silenziosi e pazienti, ad aspettare che tu sia pronta ad ascoltarli: quelli che rimangono, come i libri o le belle serate con gli amici. “Due volte che sono morto” di Paolo Nori è di quelli. Non è recente- come direbbero gli inglesi, old but gold - ma ha quella qualità rara delle cose fatte bene: non invecchia mai, semmai migliora.
Sinceramente ero ignorante circa l’autore. Sì, lo ammetto: nonostante i ripetuti inviti della “sempre più colta e amica di sempre” Maddalena a seguire e leggere l’inimitabile Paolo Nori, fine traduttore dal russo, scrittore e saggista, ho sempre temporeggiato, chissà poi perché. Così, quando la sua voce pacata e così garbatamente sussurrata ha cominciato a raccontare in questo podcast la storia della sua doppia dipartita, mi son proprio detta che, come al solito, aveva ragione lei.
“Due volte che sono morto”, podcast prodotto da Chora Media per RaiPlay Sound, racconta di quelle- ben due- volte in cui Paolo Nori, dopo terribili incidenti stradali avvenuti a distanza di anni e in epoche della vita diverse, fu dato per morto dai mezzi di informazione. Lui lo ammette, con quella sua prosa che mette tutti i soggetti alla fine e dopo una virgola, che “è bellissimo essere morto”. Interroga i protagonisti e i testimoni di quei periodi, familiari e non, per capire e (io lo interpreto così) per emozionarsi ridendo di questo grande bluff esistenziale.
Tutto raccontato con un accento meravigliosamente forte (”io sono comunque sempre di Parma, bolognesi sarete voi”), un sound design volutamente spurio, e una ruvida, filosofica saggezza che non ti aspetti e che ti arriva dritta allo stomaco. È uno di quei rari podcast che riesce a combinare le qualità di un buon monologo teatrale senza il palco, o meglio ancora: sembra di prendere il caffè insieme a lui, in una mattina qualunque, e di ritrovarsi a parlare di vita e di morte come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Mi sono emozionata. Mi sono ricordata di quanto è bello ascoltare una persona che sa parlare e scrivere così come lui. E non sono riuscita a non pensare — porca miseria — che la “sempre più colta e amica di sempre” Maddalena aveva ragione.
“Però non ci siamo mai dette che ci vogliamo bene, ma non significa che ci vogliamo meno bene. Per niente. Secondo me c’entra il fatto che siamo emiliane, però non lo so.”(cit.)
Ascoltate bene, soprattutto, il discorso che Nori ci regala sulle donne. Sembra di guardarCI dalla finestra di una casa di campagna, fresca e antica. E di riconoscersi.

