"Prenda il mio numero". La rabbia si fa gentilezza: piccoli esempi di civiltà in Posta
Redazione Online
|3 anni fa

Ore 14.30. Pausa pranzo. Alle Poste di via Sant’Antonino, centro storico di Piacenza, c’è una discreta folla. Il salone – situazione abituale a quest’ora – è pieno di persone in attesa, almeno una ventina. I numeri della fila comunque scorrono, il suono del campanello scandisce la successione di utenti agli sportelli: pacchi, buste, bollettini, versamenti, prelievi. Nessun disservizio oltre la consuetudine. Sulle sedie, da almeno un quarto d’ora, c’è anche un pensionato col bastone: sguardo stanco, come rassegnato alla lunga coda di fronte ai suoi occhi. Un uomo, intanto, non trattiene l’impazienza. “Che lentezza! Ma come si fa? Non se ne può più” borbotta ad alta voce, con accento straniero, contro gli operatori agli sportelli. Sono le situazioni in cui occorre mantenere la calma, il rischio di una spirale di tensione è alto: chi frequenta gli uffici aperti al pubblico lo sa bene. In questo clima di palpabile nervosismo, accade un fuori-copione. Proprio l’uomo esasperato – che arriva a esclamare “ma basta! è incredibile” – nota l’anziano affaticato. Si avvicina, gli chiede quale numero ha. “139”, risponde il pensionato. “Io ho il 136, tenga, prenda il mio, così finisce prima” dice l’uomo che parla “straniero” e per il quale la chiamata allo sportello era imminente. Lo schermo, infatti, indica il 134. “Ma è sicuro? Deve aspettare di più se mi dà il suo numero…” ribatte incredulo l’anziano. “Non c’è problema, prego” replica l’uomo ex -impaziente, che poi aiuta il pensionato ad alzarsi. Nel salone delle Poste quasi nessuno si accorge di questo sorprendente gesto di civiltà. La rabbia è diventata gentilezza. Una piccola attenzione al prossimo che fa tanta differenza nella quotidianità.
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