Tesoretto nucleare, dopo l'ultima udienza difesa ottimista
A Roma in Cassazione l'atto conclusivo di un iter legale avviato contro lo Stato che dura da 15 anni. Tra i sindaci anche la prima cittadina di Caorso, Roberta Battaglia
Valentina Paderni
|5 ore fa

L'ex centrale di Caorso
Si è svolto, ieri a Roma, l’atto (si spera) conclusivo di un iter legale avviato contro lo Stato, che dura da 15 anni. Nell’aula Zaccagnini, al quarto piano del Palazzo di Giustizia della capitale, alcuni sindaci dei Comuni sede di servitù nucleare (Trino, Ispra, Saluggia e Sessa Aurunca), tra cui la prima cittadina Roberta Battaglia per Caorso, hanno partecipato all’udienza che porterà la Corte Suprema di Cassazione a pronunciarsi in merito al destino dei 29milioni di euro assegnati e già incassati dal Comune di Caorso e degli oltre 2,5milioni riconosciuti al Comune di Piacenza.
Si rimane ora in attesa di conoscere quale sarà la sentenza dell’ultimo grado di giudizio, che potrebbe confermare o ribaltare i due precedenti risultati positivi ottenuti dagli enti locali che hanno già vinto in primo grado al Tribunale di Roma nel 2016 e in secondo grado alla Corte di Appello nel 2020.
L’obiettivo dei sindaci, che si sono affidati all’esperienza dell’avvocato Xavier Santiapichi del Foro di Roma, è quello di riappropriarsi di quel 70 per cento di “tesoretto nucleare” che come sostengono è «dovuto ma non assegnato» dal 2004 al 2011, che, in virtù delle disposizioni della legge finanziaria del 2005 dell’allora governo Berlusconi, era stato decurtato. Un “taglio” che l’Avvocatura dello Stato, come è stato ribadito ieri in udienza, considera legittimo.
«Ho controreplicato a tutti gli aspetti evidenziati dall’Avvocatura dello Stato - spiega Santiapichi. - Vorrei dirvi che domani arriverà la sentenza e ci daranno tutti i soldi, purtroppo però ci sono passaggi molto complessi. Non entro nel merito delle sottigliezze giuridiche e sulle posizioni che ci vedono divergere dall’Avvocatura, ma ho ribadito quanto queste somme siano fondamentali per i territori, un aspetto quest’ultimo che secondo me il collegio non aveva colto. Le risorse del “tesoretto” infatti hanno una destinazione funzionale alle esigenze della collettività, altrimenti i cittadini che si trovano vicino a una centrale nucleare potrebbero decidere di andarsene. Abbiamo chiarito una volta per tutte, in modo definitivo, la funzione pubblica di queste compensazioni». Quale esito si può prevedere? «C’è l’ottimismo della speranza e il pessimismo della ragione, citando Gramsci - prosegue il professionista. - Da avvocato non so dire cosa succederà, secondo me abbiamo ragione. Ma non dipende da me, noi gli sforzi che potevamo fare li abbiamo fatti tutti».

