Cittadella, per il “subappalto irregolare” il Comune lamenta i danni: «Parte lesa»

Il gup accoglie la costituzione di parte civile all’udienza sui lavori (taglio alberi) affidati da Gps a una ditta. Sotto indagine Lodetti Alliata

Gustavo Roccella
Gustavo Roccella
|2 ore fa
Un’immagine recente dell’ex cantiere per il parcheggio interrato in piazza Cittadella, opera tramontata
Un’immagine recente dell’ex cantiere per il parcheggio interrato in piazza Cittadella, opera tramontata
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Il Comune ritiene opportuno costituirsi parte civile per «i danni patiti» dal subappalto non autorizzato «contestato agli imputati» tra cui l’amministratore di Piacenza Parcheggi-Gps (Global parking solutions), Filippo Lodetti Alliata. All’udienza di ieri in Tribunale l’Avvocatura comunale rappresentata da Paolo Cabrini ha avanzato conseguente richiesta, e il gup Isabella Farini l’ha accolta. Stiamo parlando di uno dei filoni del contenzioso legale sull’appalto di piazza Cittadella affidato nel 2012 a Gps-Piacenza Parcheggi per la realizzazione dell’autosilo interrato e la riqualificazione dell’area in superficie.
L’ipotesi di reato, da inquadrare nella cornice della causa principale sulla risoluzione del contratto siglato tra le parti quattordici anni fa, è l’incarico di subappalto non autorizzato che la società di Lodetti Alliata avrebbe dato a una impresa cooperativa operante nel cantiere di piazza Cittadella nella sua fase di avvio, alla fine dell’estate del 2024.
Eravamo in piena querelle sul taglio degli alberi la cui presenza era incompatibile con il progetto di parcheggio interrato e dunque con il maxi scavo che Gps aveva il compito di realizzare. Querelle politica, ma anche giudiziaria dal momento che contro quell’abbattimento intervenne un ricorso degli ambientalisti che, dopo esiti alterni, ha finito per essere respinto dal Tribunale. E’ da quella vicenda che i riflettori si sono accesi sia sulla menzionata cooperativa chiamata, tra gli altri compiti, a procedere al taglio delle piante, sia su Gps-Piacenza Parcheggi.
Riflettori dei carabinieri dell’Ispettorato del lavoro che ritenne di ravvisare irregolarità nei titoli documentali, tali da alimentare, nei confronti dell’impresa in subappalto, anche il sospetto di infiltrazioni mafiose. Ne scaturì un’istruttoria per interdittiva antimafia al termine della quale quell’ipotesi non si configurò (si optò per una misura di «collaborazione preventiva» e sorveglianza per cui il cantiere, pur potendo riprendere dopo due mesi di stop, sarebbe rimasto sotto il controllo della prefettura per i successivi dodici mesi e sotto una serie di prescrizioni e verifiche aggiuntive).