“Il mio miracolo: l’ictus e il coma, ma ora suono la chitarra e vivo di musica”
Redazione Online
|5 anni fa

Una chitarra, tanta passione e gli accordi delle canzoni di De Andrè. È tutto qua – a metà strada tra il sogno e la realtà – il miracolo vissuto dal piacentino Luigi Baldini, 56 anni, con difficoltà motorie nella parte destra del corpo in seguito a un ictus cerebrale. Anzi, per la precisione, il suo miracolo ha esattamente lo stesso suono di “Rimini”, il brano che Faber incise nel 1978: “Lo sentivo nella mente trentotto anni fa, mentre ero in coma sul letto d’ospedale. Questa canzone mi aiutò a rinascere, e lo fa tuttora”. Perché oggi Baldini, oltre a qualsiasi previsione medica, riesce a suonare la chitarra: “Ce la faccio e mi sento vivo, nonostante i gravi ostacoli fisici con cui convivo”. E “Rimini”, ovviamente, fa parte del suo repertorio.
La storia del piacentino – sposato con un figlio, fattorino di professione – comincia negli anni Ottanta. “All’età di diciott’anni – racconta Luigi – ebbi un ictus cerebrale durante la notte. Alla sera i miei genitori mi salutarono, al mattino mi ritrovarono quasi morto. Venni ricoverato e rimasi in coma per otto giorni. Ecco, di quel periodo lungo poco più di una settimana ho un ricordo esatto: non esisteva il tempo, né il caldo o il freddo, ma solo me stesso. Vedevo una luce in lontananza, e sentivo una canzone di De Andrè in sottofondo”. Quelle erano le note di “Rimini”, Baldini ne è certo.
“Prima dell’ictus – prosegue il 56enne – suonavo già la chitarra, mi piaceva molto. Ma dopo l’incidente, beh, non la ripresi in mano per almeno dieci anni. Non riuscivo a parlare o scrivere, né tantomeno a suonare. I medici mi dissero chiaramente che avrei dovuto rinunciare a quella passione”. Senza però mettere in conto una grande terapia: la forza di volontà. Infatti, anche se oggi Baldini si esprime con qualche lieve fatica, la sua musica non ha limiti. “Ed è un miracolo, a tutti gli effetti – ripete Luigi – un po’ di tempo fa il maestro Beppe Lombardo ha deciso di aiutarmi a riacquisire confidenza con la chitarra. Ne è nata un’amicizia, gli devo tanto. Pur non riuscendo a controllare pienamente i movimenti in metà corpo, infatti, mi sono specializzato nel blues con l’utilizzo del plettro. Non mi fermo, vado avanti: la musica è la mia salvezza”.

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