«Lavoravo sui trattori e oggi li colleziono»: la passione di Aradelli
A Trevozzo un’ex cantina ospita mezzi d’epoca: dall’Argo fascista, alla Marinoni mai pagata da Gheddafi. «A 13 anni trebbiavo fino a Cicogni»
Redazione Online
|21 ore fa

di Foto Fabrizio Tummolillo
«Mia nonna era parente con i Ferrari, una famiglia di trebbiatori di Seminò. A 13 anni facevo la stagione con loro, si partiva a trebbiare il frumento in pianura poi si saliva in montagna e si finiva a Cicogni. Vedere le macchine in funzione era uno spettacolo». Ha messo radici in quei ricordi d’infanzia la passione che ha spinto Mario Aradelli, classe 1952, titolare di una ditta di lavorazioni meccaniche di Trevozzo in Alta Val Tidone, a collezionare trebbiatrici, trattori d’epoca e macchinari agricoli di un’epoca che oggi studiamo sui libri di storia. Ogni mezzo rimanda a vicende grandi e piccole di un’Italia che usciva da un’agricoltura di sussistenza e da una guerra persa per avviarsi a costruire una rinascita economica.
Come il trattore “Argo”, un monocilindrico a “testa calda” prodotto dall’azienda Orsi di Tortona in oltre 500 esemplari: «È famoso per essere stato il primo a montare un albero cardanico - spiega Aradelli -. Per la sua robustezza e per il fatto che fosse un mezzo moderno per l’epoca è stato impiegato durante la Battaglia del Grano promossa dal Fascismo, tanto da comparire in varie foto di propaganda che ritraevano Mussolini». La grande Storia si incrocia anche con quella dell’azienda Marinoni di Pieve Porto Morone, appena al di là del Po. Della ditta, fondata da Enrico Marinoni alla fine dell’Ottocento a partire da una bottega di fabbro e annesso negozio di ferramenta, Aradelli possiede una trebbiatrice e una pressa.
«Negli anni Cinquanta la Marinoni arriva ad avere 75 dipendenti e a produrre macchinari per l’estero, in particolare per il Nordafrica, dove erano richieste piccole trebbiatrici per semi quali miglio e sorgo - spiega -. Alla fine degli anni Sessanta la Marinoni riceve una commessa di 100 trebbiatrici dalla Libia. Le mette in produzione e nel 1970 ne manda 50, ma Gheddafi, che da pochi mesi ha preso il potere, non gliele paga. Le altre cinquanta restano in magazzino, invendute, e questo segna la fine della ditta». Aradelli ha rimesso in moto la Marinoni tre anni fa a Nibbiano, al Val Tidone Wine Festival, per una trebbiatura dimostrativa, e «la nipote del fondatore è venuta apposta a vederla». Ad esclusione del trattore “Argo”, tutti i macchinari sono alloggiati in un grande edificio in sasso e mattoni, una sorta di capannone ante litteram un tempo usato come cantina.
«Metà piano terra era occupato da un’enorme vasca in cemento per il vino. Non so che capienza avesse ma per demolirla abbiamo smaltito più di 3mila quintali di cemento». Oltre alla Marinoni ci sono una trebbiatrice della Bubba, azienda di Santimento attiva dal 1896 ai primi anni Cinquanta, e una della “Fratelli Carra fu Patrizio” di Suzzara. Quanto ai trattori, da citare il Landini Vélite, prodotto tra il 1935 e il 1954, con una curiosa forma a “biga romana” e doppi cerchioni: in ferro, rimovibili, per gli spostamenti su strada e interni, e con i denti, per l’aratura in campo. E poi un Fiat 80R, l’ultimo usato per dare forza motrice alle trebbiatrici prima dell’avvento delle mietitrebbie, poi impiegato per estirpare le radici dopo il taglio dei pioppeti, e un Fiat “Piccola”, una sorta di utilitaria: «Lo usava il fattore per andare a controllare che i contadini lavorassero».
La collezione è privata ma è capitato che Aradelli, per passione e spirito di comunità (non a caso è anche orgogliosamente Alpino nonché consigliere della sezione Ana di Piacenza), abbia aperto le porte dell’ex cantina per eventi e incontri culturali e questo è positivo: nella storia di quei macchinari si intreccia anche la storia di questa valle.




