Don Borea beato, il vescovo dice sì all’apertura del processo
La sua vita è oggi al centro dell’iter avviato del processo per riconoscerne le qualità evangeliche. L'annuncio nella piccola chiesa di Obolo, aperta per l’occasione
Elisabetta Paraboschi
|2 ore fa

don Giuseppe Borea
«Finalmente siamo giunti a dare avvio al processo canonico in vista del riconoscimento delle qualità evangeliche dell’esistenza di don Giuseppe Borea». Nella piccola chiesa di Obolo, aperta per l’occasione, il messaggio scritto dal vescovo della diocesi di Piacenza-Bobbio Adriano Cevolotto, per annunciare l’avvio dell’iter del processo della causa di canonizzazione, risuona distintamente. A leggerlo è Giuseppe Borea, nipote del presbitero che amministrò la parrocchia della frazione di Gropparello per otto anni, diventando poi cappellano militare della 38esima brigata della divisione Valdarda.
Don Borea venne fucilato al cimitero di Piacenza il 9 febbraio 1945 dopo un processo farsa. La sua morte doveva essere un monito per tutti i preti di montagna del territorio. La sua vita è oggi al centro dell’iter avviato del processo per riconoscerne le qualità evangeliche. L’annuncio è stato dato nel corso di una mattinata a cui ha partecipato una sessantina di studenti degli istituti della provincia: i ragazzi hanno ripercorso le orme di don Borea, partendo da Gropparello per salire a Obolo e poi scendere verso il passo dei Guselli, l’ex preventorio Chiapponi di Bramaiano e approdare infine a Bettola.

