Pale sempre più alte e dubbi sempre più forti «Non ne vale la pena»

Morfasso, riunito il fronte del no al parco eolico fra Parma e Piacenza. Per gli esperti il vento non garantirebbe i risultati attesi

Nadia Plucani
|2 ore fa
Pale sempre più alte e dubbi sempre più forti «Non ne vale la pena»
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Pale sempre più alte per inseguire un vento che, secondo gli esperti intervenuti, sull’Appennino non sarebbe sufficiente a garantire la produzione energetica attesa. È questo il paradosso emerso dall’assemblea pubblica che lunedì sera, a Morfasso, ha permesso un confronto sul progetto eolico “Parma A”, previsto tra le province di Parma e Piacenza: 47 aerogeneratori (di cui uno sul Monte Carameto, nel comune di Morfasso) e una potenza complessiva di 291,4 megawatt sui crinali appenninici. Si tratta di un progetto unico, in cui è confluito anche quello inizialmente denominato “Parma B”. Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (Mase) ha riaperto le consultazioni e Libertà ne aveva dato notizia il 5 giugno. Il primo “stop” del Mase alla Duferco, società proponente, rappresenta una vittoria al primo round per il Comitato Appennino Unito, che unisce professionisti e cittadini di Valdarda, Valceno e Valtaro. 
«Dal 2013 ci battiamo non contro le energie rinnovabili, ma contro progetti di questo tipo, che rappresentano disastri ambientali – ha esordito il coordinatore Emanuele Mazzadi –. Il Mase ha riaperto le consultazioni pubblicando 1.562 elaborati tecnici, incomprensibili ai non addetti ai lavori, da analizzare in 30 giorni». Il Comitato, però, si è messo subito al lavoro: «Ci avvaliamo di esperti, avvocati e biologi. Negli ultimi mesi abbiamo raccolto circa 20mila euro per sostenere consulenze tecniche e legali e per predisporre le osservazioni da presentare al Ministero». Per contrastare il progetto, è emerso chiaramente, servono però solide argomentazioni tecniche e il coinvolgimento della popolazione. 
Le criticità emerse sono numerose e riguardano diversi ambiti: dal possibile dissesto idrogeologico - si parla di pale alte 206 metri con fondazioni profonde  fino a 30 metri - ai possibili effetti sulla salute  e sulla qualità della vita.  
Il demografo e statistico Daniele Uboldi, ad esempio, ha sottolineato come il vento in Appennino sia spesso irregolare e caratterizzato da forti turbolenze, con possibili conseguenze sia sulla produzione energetica sia sulla stabilità degli impianti. In sintesi: «Non ne vale nemmeno la pena», ha concluso Uboldi.