Carne coltivata e latte artificiale, studio della Cattolica di Piacenza: «Costi elevati e molte incognite»

La ricerca presentata al ministero dell'Agricoltura analizza le criticità della produzione di alimenti in laboratorio. Al confronto anche i docenti dell'ateneo piacentino Lucini, Cocconcelli e Graffigna.

Redazione Online
|2 ore fa
La sede di Piacenza dell'Università Cattolica
La sede di Piacenza dell'Università Cattolica
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Produrre carne e proteine del latte in laboratorio è possibile, ma restano numerosi interrogativi sulla sostenibilità economica e ambientale e sulla sicurezza delle produzioni su scala industriale. È quanto emerge da uno studio dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Piacenza, presentato al ministero dell'Agricoltura durante il convegno «Il cibo fatto in laboratorio. I rischi per la salute e l'ambiente».
La ricerca ha preso in esame due tecnologie emergenti: la fermentazione di precisione, utilizzata per ottenere proteine simili a quelle del latte, e la carne coltivata in vitro.
Secondo i risultati illustrati, la prima presenta rese ancora limitate e consumi energetici elevati. Nei test condotti sul lievito Komagataella phaffii, la produzione di beta-caseina si è fermata a 6 milligrammi per litro di coltura. Lo studio sottolinea inoltre che ottenere una singola proteina non equivale a riprodurre le caratteristiche nutrizionali e organolettiche del latte.
Per quanto riguarda la carne coltivata, l'indagine segnala un divario di produttività rispetto ai modelli teorici, un elevato impiego di terreni di coltura e difficoltà nel riprodurre componenti come grasso e tessuto connettivo.

Il contributo dei docenti piacentini

Al convegno sono intervenuti, tra gli altri, il ministro Francesco Lollobrigida, Auricchio, il preside della Facoltà Luigi Lucini, Pier Sandro Cocconcelli, ordinario di Microbiologia degli alimenti e di Emerging Risks, e Guendalina Graffigna, ordinaria di Psicologia dei consumi e della salute alla Cattolica. Presenti anche la nutrizionista Elisabetta Bernardi e Antonio Gasbarrini, presidente del Comitato scientifico della Fondazione Aletheia.
Proprio Gasbarrini ha richiamato la necessità di ulteriori verifiche sulla sicurezza dei nuovi alimenti: «Senza studi clinici e preclinici obbligatori sarà molto complicato capire se i cibi a base cellulare prodotti in laboratorio siano sicuri o meno per la salute dei cittadini».
Le conclusioni della ricerca evidenziano dunque i limiti attuali delle tecnologie analizzate, senza escludere che ulteriori sviluppi scientifici possano modificarne in futuro prestazioni e sostenibilità.