Ciclista morto sulla via Emilia a Fiorenzuola, niente processo per l’automobilista
Per il consulente della procura la conducente avrebbe avuto appena 71 centesimi di secondo per evitare l’impatto: «Tempo insufficiente per reagire». Sentenza di non luogo a procedere

Paolo Marino
|1 ora fa

I soccorsi prestati al ciclista dopo l'incidente - © Libertà
Non dovrà affrontare il processo la donna di Fiorenzuola accusata di omicidio stradale per la morte del ciclista Luigi Gandolfi, 74 anni, avvenuta il 19 aprile 2024 sulla via Emilia. Ieri il gup Matilde Borgia ha pronunciato una sentenza di non luogo a procedere.
Determinanti le conclusioni dell’ingegner Davide Marenghi, consulente della procura: per evitare l’impatto l’automobilista avrebbe dovuto reagire in appena 71 centesimi di secondo, un tempo ritenuto insufficiente.
«Abbiamo evidenziato il comportamento completamente imprevedibile del ciclista e l’impossibilità per la conducente di evitare lo scontro», ha spiegato l’avvocato Andrea Bazzani, difensore della donna.
L’incidente si verificò all’altezza dello svincolo per Chiaravalle, in un tratto della via Emilia caratterizzato da visibilità ridotta. Secondo i rilievi della polizia locale, mentre stava svoltando il ciclista avrebbe compiuto una manovra improvvisa proprio mentre sopraggiungeva la Fiat Punto guidata dalla donna, appena uscita dal lavoro. L’auto non procedeva ad alta velocità, ma l’urto fu comunque fatale per il 74enne di Alseno, morto sul colpo dopo essere stato sbalzato dalla bicicletta.

