A Gragnano nuova panchina rossa con il numero del Centro antiviolenza
Redazione Online
|4 anni fa

A Gragnano spunta una seconda panchina rossa, simbolo contro la violenza alla donne. Una panchina speciale perché, oltre alla vernice rossa, ha anche un’utilità pratica: sulla seduta è indicato il numero telefonico del Centro anti-violenza di Piacenza (0523-334833), un prezioso promemoria per quelle donne che si sentono perse e talvolta non sanno a chi rivolgersi.
La nuova panchina si trova in Piazza della Pace ed è stata dipinta in rosso da due giovani volontari del progetto YoungEr Card – Tommaso e Annarita Chimenti – dopo che la panchina dipinta qualche anno fa dai giovani del centro aggregativo si era scolorita. “Si dirà che una panchina rossa serva a ben poco” sottolinea il sindaco di Gragnano Patrizia Calza con l’assessore Alessandra Tirelli. “È vero. Ma abbiamo voluto evidenziare questo gravissimo problema sociale. Sono 89 al giorno i casi di violenza alle donne e tutti gli interventi fin qui svolti si sono dimostrati fallimentari. Gli uomini continuano ad uccidere soprattutto le loro mogli e compagne. Il 34% di loro si suicida: non si tratta dunque di inasprire le pene perché questo non fermerà chi è disposto a rinunciare alla sua vita pur di distruggerne un’altra. C’è molto da fare sul piano della prevenzione ma anche sul piano culturale e sociale: chi uccide è figlio del nostro Paese, dove per molti c’è un’idea di possesso nei confronti delle donne”.
La nuova panchina si trova in Piazza della Pace ed è stata dipinta in rosso da due giovani volontari del progetto YoungEr Card – Tommaso e Annarita Chimenti – dopo che la panchina dipinta qualche anno fa dai giovani del centro aggregativo si era scolorita. “Si dirà che una panchina rossa serva a ben poco” sottolinea il sindaco di Gragnano Patrizia Calza con l’assessore Alessandra Tirelli. “È vero. Ma abbiamo voluto evidenziare questo gravissimo problema sociale. Sono 89 al giorno i casi di violenza alle donne e tutti gli interventi fin qui svolti si sono dimostrati fallimentari. Gli uomini continuano ad uccidere soprattutto le loro mogli e compagne. Il 34% di loro si suicida: non si tratta dunque di inasprire le pene perché questo non fermerà chi è disposto a rinunciare alla sua vita pur di distruggerne un’altra. C’è molto da fare sul piano della prevenzione ma anche sul piano culturale e sociale: chi uccide è figlio del nostro Paese, dove per molti c’è un’idea di possesso nei confronti delle donne”.

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