A Natale oltre 90 persone alla mensa della fraternità della Caritas con i volontari
Redazione Online
|2 anni fa

Per ognuno Emilia ha una parola. E non è solo l’augurio di buon Natale o la domanda “Il maiale lo mangi?”. È un pensiero, un sorriso, un complimento. Un modo per far sentire a casa le oltre 90 persone che questo Natale lo passano alla mensa della fraternità della Caritas. Emilia, di cognome Lodigiani, è da un po’ di anni la “padrona di casa” di questa mensa di via San Vincenzo che ogni giorno e ogni sera si riempie. Il 25 dicembre non fa eccezione: una ventina sono i volontari che anche quest’anno hanno scelto di essere qui, di lasciare a casa le loro famiglie per far parte di una famiglia più allargata in cui i posti a tavola sono per chi una casa non ce l’ha e spesso neppure una famiglia. Alle dodici, puntualissimo, viene servito il pasto che è davvero di festa e prevede salumi o salmone, anolini rigorosamente al formaggio (donati da Groppi), arrosto o pesce e panettone. Fra i volontari c’è chi ha fatto il ristoratore per una vita, chi invece è arrivato qui per la prima volta, chi ha indossato la collana di perle per servire le persone. Fra gli ospiti, ci sono uomini e donne: S. non ha una casa e neppure una moglie, M. invece ha due figli ma non li vede e attende una residenza che non arriva. D. si presenta con un cappotto distinto che porta addosso i segni del tempo: è sbarbato e si sente a disagio, il sorriso di Emilia e degli altri volontari lo fanno sentire a casa. E fanno sentire a casa anche I. che arriva con una bella sciarpa rossa e un sorriso felice perché qui, per qualche ora, ritrovano un po’ di casa.
Presenti anche il vescovo monsignor Adriano Cevolotto e il direttore di Caritas Mario Idda.
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