Boom di cremazioni, richiesta la seconda linea. Residenti preoccupati
Redazione Online
|7 anni fa

L’attività del forno crematorio di Piacenza potrebbe espandersi. Anche nel nostro territorio, infatti, sempre più persone preferiscono le ceneri rispetto alla bara classica. E, inevitabilmente, l’impianto di via Portapuglia lavora a ritmi incessanti, quasi per venti ore al giorno. Non solo con i defunti della nostra provincia, ma anche con numerosi resti e salme provenienti da altre città (circa il 70% a gennaio 2019).
La ditta “Gruppo Altair”, responsabile della struttura, starebbe valutando quindi la realizzazione di un seconda linea per la cremazione dei corpi: entro una decina di giorni, probabilmente, verrà presentata la richiesta formale agli uffici di Palazzo Mercanti. D’altronde l’utenza si è impennata e, negli ultimi mesi, sarebbero cresciuti pure i tempi d’attesa, comportando l’esigenza da parte della società di migliorare il servizio e di riuscire a soddisfare il trend di cremazioni in continuo incremento. I dati parlano chiaro: dal 2017 al 2018 le cremazioni annue sono passate da 2.066 a 3.039, cioè il 47% in più.
Più cremazioni, però, potrebbero causare più emissioni di sostanze inquinanti nell’aria, nonostante le precauzioni e i filtri ambientali adottati da “Gruppo Altair”: ne sono convinti i residenti del Capitolo, quartiere confinante con il forno. “Le nostre abitazioni si trovano proprio a ridosso di questo ulteriore mezzo d’inquinamento – commenta Gianmarco Maffini dell’associazione “Amici del Capitolo” -. Un’altra linea di cremazione va assolutamente evitata“.
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