Cento giorni in prima linea per infermieri e autisti soccorritori del 118
Redazione Online
|6 anni fa

Il “peso” del turno di lavoro iniziava subito, non solo metaforicamente: indossare l’armatura anti-Covid, nei giorni più drammatici della pandemia, per gli infermieri e gli autisti soccorritori del 118 di Piacenza rappresentava una zavorra, innanzitutto psicologica. “Ma non ci ha mai impedito di svolgere al meglio i nostri compiti – spiegano Davide Raggi
eMassimo Fornaciari
– anche se ovviamente lo stato d’animo non era dei migliori. Non tanto per noi, professionisti ormai abituati alle situazioni più difficili e delicate, ma per il clima che sapevamo avremmo incontrato durante il servizio: i malati e le loro famiglie spesso univano alla preoccupazioni per le condizioni di salute del paziente, anche il carico emotivo di non poterlo seguire in ospedale e il timore di non rivederlo più, come spesso è accaduto”.
Cento giorni in prima linea, in contatto con il dolore: “Quando corriamo su un incidente stradale, sappiamo cosa ci aspetta: è un fatto fortunatamente non frequente, in cui devi dare il massimo per pochi minuti e poi stacchi, anche mentalmente. In queste settimane di Coronavirus era impossibile: già all’inizio del turno sapevi che saresti andato nelle case di chi stava male, una catena che per un po’ è sembrata non finire mai. E sempre con la preoccupazione non contagiarsi, non tanto per noi stessi, quanto per non portare il virus nelle nostre famiglie”.
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