Alberti ai giudici: «Ho curato papà come sapevo fare»

Tre ore di interrogatorio. «Sono innocente». E chiede della mamma e del cane

Mariangela Milani
|2 ore fa
Il carcere piacentino delle Novate dove è rinchiuso Giuseppe Alberti - © Libertà/Mariangela Milani
Il carcere piacentino delle Novate dove è rinchiuso Giuseppe Alberti - © Libertà/Mariangela Milani
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Giuseppe Alberti ha respinto tutte le accuse durante l’interrogatorio di garanzia durato oltre tre ore, dichiarandosi non colpevole dei reati di maltrattamenti, sequestro di persona e omicidio volontario aggravato del padre Luigi. Assistito dall’avvocata Lorenza Dordoni, ha risposto alle domande della giudice Matilde Borgia e della pm Ornella Chicca. La difesa ha chiesto la revoca della custodia cautelare o una misura meno restrittiva. 
Secondo la legale, Alberti ha ricostruito la propria versione sostenendo di essersi sempre preso cura del padre, pur senza competenze sanitarie specifiche, e di aver fatto il possibile nelle sue condizioni. La famiglia, ha aggiunto, si era attivata per ottenere un ricovero in una struttura convenzionata, non potendo sostenere i costi di una retta completa, ed era in lista d’attesa. Dordoni ha inoltre smentito che fossero stati rifiutati i servizi sociali, ricordando che in passato era stata utilizzata assistenza domiciliare, poi interrotta per problemi di compatibilità.
Quanto allo spostamento del corpo dell’anziano, Alberti ha spiegato di averlo trovato morto al rientro dal lavoro e, insieme alla madre, di averlo trasferito in camera da letto per una questione di decoro  , contattando poi le pompe funebri senza pensare ad altre procedure. La madre, Giuseppina Decuzzi, è anch’essa indagata e attualmente ricoverata in ospedale; il figlio si è detto molto preoccupato per lei e per il cane di famiglia rimasto solo in casa.
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