Daspo alle baby-gang, la sindaca: "Messaggio forte delle istituzioni"
Redazione Online
|2 anni fa

“È sempre sconfortante leggere di giovani e giovanissimi che si muovono in città come fossero gangster, tra risse, bullismo, rapine, droga, tirapugni e coltelli”.
Sull’operazione condotta nelle ultime ore dalla questura di Piacenza, che ha portato a Daspo nei confronti di una cinquantina di giovani piacentini autori – nel corso degli ultimi mesi – di varie condotte criminali nella zona del centro storico di Piacenza, è intervenuta anche la sindaca Katia Tarasconi.
“Quel che conforta – ha proseguito il primo cittadino – è il messaggio forte e chiaro che arriva dalla questura di Piacenza e quindi dalle istituzioni direttamente rivolto a queste bande di delinquenti, perché di questo si tratta. E il messaggio è che a Piacenza questi comportamenti non vengono tollerati, che non esiste una zona franca solo perché chi sceglie certe condotte criminali va ancora a scuola. Le nostre forze dell’ordine, alle quali come Comune abbiamo fornito e continueremo a fornire massima collaborazione, hanno dato un segnale inequivocabile. Un segnale non solo per i 45 giovanissimi coinvolti direttamente nell’indagine della polizia, ma per tutti quanti. E spero sinceramente che venga colto, che i ragazzi e le ragazze, magari affascinanti da modelli aggressivi, rabbiosi, violenti che purtroppo vanno per la maggiore anche nella musica, si rendano conto che alcune azioni generano reazioni. Il fenomeno – prosegue Tarasconi – era già purtroppo ben noto, non solo a Piacenza, e ha avuto un’impennata notevole dopo il periodo Covid. Comportamenti sempre più prepotenti, violenti, aggressivi si sono diffusi tra ragazzi e anche tra ragazze spesso ancora minorenni. Dinamiche deviate di cui fanno parte l’esibizione sui social e l’ostentazione di look e linguaggi che sembrano emulare certi trapper. È una deriva pericolosa che, come comunità, non possiamo sottovalutare. Come amministratori il nostro dovere è fare tutto il possibile per sensibilizzare sulla gravità di certe condotte, favorire iniziative, confronti, dialoghi che coinvolgano le scuole, gli educatori, le società sportive. E lo stiamo facendo su vari temi, anche ieri con la criminologa Roberta Bruzzone. Ma resta il fatto – ha quindi concluso la sindaca – che certe azioni non possono rimanere impunite”.
LA RIFLESSIONE DELLA PSICOTERAPEUTA – “Modelli disfunzionali ci sono sempre stati”, forse non ne offriamo abbastanza di positivi”. Valentina Tirelli, psicoterapeuta della sezione adolescenza ed età adulta di Tice, fa notare come agiscano anche qui i modelli musicali, visibili attraverso i media, gli influencer. E la riflessione transita immediatamente sulla comunità. “Un ragazzo di quella età o appartiene a comunità religiose o fa sport o passa il tempo al bar. Non ha tantissime opportunità gratuite di riferimento, lo sport è un modello, così la palestra, ma ha un costo e potenzialmente è discriminante”. E va considerato il tema scolastico, bisogna interrogarsi su come vanno a scuola questi ragazzi e se la frequentano. E nel caso specifico di Piacenza va considerata anche quella che gli studiosi di scienze sociali definiscono “diffusione della responsabilità”. Agire in gruppo fa sì che se la colpa è di tutti, è come se non fosse di nessuno. “Il gruppo a quell’età assume un’importanza esagerata, i ragazzi si espongono ma sentono meno il rischio, sono meno razionali, è tipico di quella fascia scoperta e anche questo implica riflessioni in più”.
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