Fiorenzuola, proposte per l'ospedale: "145 posti letto, Pronto soccorso e specialisti"

Redazione Online
|2 anni fa
Fiorenzuola, proposte per l'ospedale: "145 posti letto, Pronto soccorso e specialisti"
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Nel corso del Comitato del distretto sociosanitario di Levante, riunitosi all’interno

dell’Auditorium San Giovanni di Fiorenzuola d’Arda, il sindaco Romeo Gandolfi ha

presentato un documento incentrato sulle proposte e prospettive di consolidamento e

sviluppo del presidio ospedaliero della Val d’Arda, “esito di un lungo percorso” che ha

visto lo stesso Gandolfi – si legge nel testo – “particolarmente attivo nel sollecitare

l’Azienda sanitaria e la Regione, anche attraverso la Conferenza territoriale sociosanitaria, affinché il presidio sulla realizzazione del piano di riorganizzazione della

sanità locale del 2017 e le promesse lì sottoscritte venissero mantenute”.
LE PREMESSE PER UN NUOVO OSPEDALE

Premesse per tali proposte sono “la costruzione di una rete del sistema delle

specializzazioni degli ospedali in hub e spoke, evitando però che questi ultimi diventino troppo distrettuali e periferici: servirebbe cioè mantenere la consulenza specialistica ambulatoriale nei presidi spoke, evitando gravosi spostamenti per i cittadini. Non è infatti ammissibile che, per accedere alle prestazioni ambulatoriali o alle visite

specialistiche, sia necessario recarsi all’altro capo della provincia”. Altra premessa

fondamentale è “il mantenimento del numero di posti letto originariamente previsto nel piano di riordino del 2017, in cui l’ospedale valdardese prevedeva la presenza di 145

posti letto, oggi scesi a 127, di cui 110 occupati stabilmente. Serve inoltre agevolare

un’informazione operativa delle caratteristiche di specializzazione del luogo di cura del

paziente e dei medici di base: evitare di riconvertire in ospedali di comunità reparti

dell’ospedale, e attivare preferibilmente le cure intermedie in luoghi di prossimità alla

vita quotidiana del paziente; mantenere gli standard di prestazioni professionali previsti al fine di mantenere l’accreditamento di terzo livello per il blocco B; promuovere e

mantenere regolari incontri con gli specialisti ambulatoriali e medici di base per

costruire un’integrazione efficace dell’azione sanitaria sul territorio”. Proposta

provocatoria è anche quella di “tornare al pronto soccorso attivo 24 ore: si intende

comunque procedere nella direzione di un’implementazione dei servizi ai cittadini, e

anche con la consapevolezza di poter stringere accordi sia con l’ospedale di Vaio che

con più realtà private sul territorio a cui affidare alcuni servizi, abbattendo da subito le

liste di attesa senza abbandonare il ruolo primario della sanità pubblica”.
LE CARATTERISTICHE DEL NUOVO OSPEDALE

“Il nostro ospedale – prosegue il documento – dovrà essere attrattivo per i medici:

servirà favorire la mobilità intra-aziendale, così come incrementare la capacità

attrattiva del presidio grazie alla presenza di specializzazioni internistiche, dell’attività

chirurgica e all’attivazione del polo di riabilitazione. Dovrà essere un ospedale

premiante, mediante l’attuazione di politiche di incentivazione e fidelizzazione del

personale sanitario, e dovrà offrire aree di degenza diversificate, dove siano previsti

un’unita operativa di pneumologia; una terapia subintensiva con letti di degenza

internistici; un reparto post-acuzie ad elevata intensità assistenziale e una medicina

d’urgenza con letti a ciclo breve. Occorrerà puntare sulla valorizzazione del polo

riabilitativo: fondamentale sarebbe anche poter proseguire nella dotazione, a favore

dell’unità spinale e dello stesso polo riabilitativo, di soluzioni tecnologiche

all’avanguardia, come fattori distintivi che caratterizzino da subito il presidio del blocco

B: requisito fondamentale è la presenza di un anestesista/rianimatore, mentre sono

cinque le figure specialistiche imprescindibili di cui sarebbe utile disporre in modo

continuativo: oltre a quella dell’anestesista/rianimatore, quelle di un cardiologo; un

neurologo; un urologo e un ortopedico. Circa le prospettive tecniche per l’area

chirurgica, si deve ipotizzare – alla luce delle localizzazioni di attività della rete

ospedaliera chirurgica aziendale – la presenza a Fiorenzuola d’Arda dei servizi di day

surgery e chirurgia ambulatoriale, attività che – non richiedendo la presenza intensiva di guardie chirurgiche – non confliggono con le esigenze di pianificazione e

programmazione della Rete.

L’ospedale di Fiorenzuola d’Arda dovrà inoltre essere sinergico, permettendo cioè un

collegamento tra le attività riabilitative e la medicina mediante l’attivazione di una

presenza costante internistica in riabilitazione, allo scopo di gestire fasi di malattia

acuta all’interno del percorso riabilitativo. La presenza di un anestesista/rianimatore

permetterebbe alla struttura di essere vigile e tempestiva, con il pronto soccorso che

dovrà essere dotato della medicina d’urgenza”, ha aggiunto il Primo Cittadino, il quale

ha nel contempo spiegato che “sarà valutata con attenzione la proposta regionale dei

Cau, centri di assistenza ed urgenza”. Nell’idea presentata nel documento, si immagina

inoltre “un ospedale in grado di investire nella formazione e nello sviluppo di

competenze: In ragione dell’attivazione del corso di Medicina dell’Università di Parma a Piacenza; dell’avviato Corso di Fisioterapia a Fiorenzuola d’Arda e della recente

trasformazione dell’Ortopedia di Piacenza in Area Universitaria, va senz’altro

programmato un rapporto stabile con l’Università di Parma per specializzandi chirurghi

a Fiorenzuola d’Arda”. Infine, si parla di “un ospedale tecnologico: ultimare il

completamento dell’area sub intensiva da allocare preferibilmente nel Blocco A –

com’era originariamente nella progettazione – non comprometterebbe la disponibilità

di spazi del Blocco B Polo riabilitativo”.
LE CONCLUSIONI DEL DOCUMENTO

Per tradurre nel concreto le proposte presentate nel documento, ha concluso il Sindaco

di Fiorenzuola d’Arda, “sarebbe indispensabile mobilitare ciascun Comune del Distretto

tramite un atto istituzionale, sottoponendo le richieste così approvate ai livelli

sovraordinati della Conferenza Territoriale Socio-Sanitaria, di Ausl e della Regione, per

una loro presa d’atto e validazione, accompagnando tale processo con una campagna

informativa mirata, così da Assicurare alla cittadinanza distrettuale un monitoraggio e

aggiornamento costanti”.