Guardia giurata denuncia molestie: ritirata la pistola, resta senza lavoro

Lo sfogo: «Chiedevo aiuto come donna e come lavoratrice, invece mi hanno tagliato le gambe». Presentato un ricorso in prefettura

Paolo Marino
Paolo Marino
|1 ora fa
sicurezza pollastri
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«Chiedevo aiuto come donna e come lavoratrice, invece mi hanno tagliato le gambe». È l’amaro sfogo di una guardia giurata cinquantenne residente a Piacenza che, dopo aver denunciato presunti comportamenti persecutori e vessazioni sessiste sul posto di lavoro, si è vista ritirare la pistola, indispensabile per svolgere la propria professione.
La donna aveva presentato un esposto ai carabinieri per segnalare un «grave e reiterato clima vessatorio, denigratorio e intimidatorio» che avrebbe subito da alcuni colleghi. Pochi giorni dopo, però, i militari si sono presentati a casa per ritirare arma, caricatore e munizioni in via cautelare.
Una decisione che ha avuto conseguenze immediate. Dopo aver lasciato il precedente impiego, la guardia giurata stava per firmare un contratto con un’altra società di vigilanza. «Senza la pistola non ho potuto farlo», racconta. «Sono rimasta disoccupata perché ho avuto il coraggio di denunciare».
Attraverso l’avvocata Paola Battisti è stato presentato ricorso alla Prefettura per ottenere la restituzione dell’arma. La difesa sostiene che la situazione di conflittualità sia cessata da tempo e denuncia un effetto paradossale: «Far ricadere sulla persona offesa le conseguenze della denuncia significa penalizzare chi ha chiesto tutela». La donna non nasconde l’amarezza: «Credo nella giustizia e oggi mi sento vittima di un’altra ingiustizia».