Il sacrificio degli avvocati partigiani ricordato dai colleghi in tribunale
Commemorazione dell'ordine professionale davanti alla lapide del tribunale di Piacenza
Ermanno Mariani
|1 anno fa

Il ricordo degli avvocati partigiani in occasione della Festa della Liberazione© Libertà
«È sempre utile ricordare chi ha combattuto per la libertà» ha detto ieri il presidente dell’Ordine degli avvocati piacentini, Franco Livera. «Ed è giusto ricordare che è nel Dna degli avvocati la difesa dei diritti. Nelle autocrazie, e peggio ancora nelle dittature le cose non vanno bene per la nostra categoria: basti pensare che a Istanbul abbiamo molti colleghi in carcere, o che in Israele è stato eliminato il ruolo degli avvocati all’interno della Corte Suprema». Questo è un passaggio dell’intervento pronunciato dal presidente Livera ieri mattina, davanti alla targa dedicata agli avvocati piacentini – o attivi nel Piacentino – che hanno lottato nella guerra di liberazione tra il 1944 e il 1945. Alcuni di loro hanno perso la vita in quel conflitto, e una lapide, affissa a una parete del tribunale, ne custodisce la memoria. «Alcuni di questi avvocati, come Vittorio Minoja e Fausto Cossu, ebbero un ruolo importante nell’immediato dopoguerra» ha ricordato Franco Spezia, nel suo discorso il presidente dell’associazione nazionale partigiani cristiani - basti pensare che ricoprirono, rispettivamente, i ruoli di prefetto e questore di Piacenza».
«Nelle nostre ricerche, dedicate all’enciclopedia della Resistenza piacentina pubblicata online - ha aggiunto Romano Repetti, presidente provinciale dell’associazione nazionale partigiani - abbiamo rilevato che il maggior numero di aderenti alla Resistenza erano operai, studenti e laureati. Tra questi ultimi, il numero degli avvocati era particolarmente elevato».

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