Il vescovo ai governanti: «Come san Francesco siate tessitori di legami»
Celebrato il patrono d’Italia con l’olio della lampada votiva portato dalla sindaca
Federico Frighi
|2 ore fa

«Come san Francesco siate tessitori di legami tra le persone, tessitori di comunità. Vale per tutti, anche per voi che avete responsabilità di governo».
E’ il messaggio che ha voluto lasciare il vescovo Adriano Cevolotto ieri mattina dal pulpito della basilica di San Francesco, nella ricorrenza del patrono d’Italia (assieme a Caterina da Siena), per la prima volta festa nazionale. Davanti alle più alte autorità della provincia e della città: la prefetta Patrizia Palmisani e la sindaca Katia Tarasconi, quest’ultima in fascia tricolore. Poi la presidente del Consiglio comunale, Paola Gazzolo, i rappresentanti delle forze dell’ordine e del presidio militare. Ma anche quelli del commercio, perché Francesco nasce come commerciante di stoffe. E la gente: parrocchiani e anche diversi turisti che entrano ed escono dalla basilica di piazza Cavalli. All’offertorio la sindaca porterà l’olio - dono della comunità piacentina - che fa ardere la lampada votiva davanti all’effigie di san Francesco. Nello stesso offertorio, come spiegherà il parroco don Ezio Molinari, il pane sarà quello realizzato dai detenuti del carcere di Opera.

Nell’omelia il vescovo parte dalle parole che il crocifisso di San Damiano rivolse a Francesco: “Va, Francesco, e ripara la mia casa che, come vedi, va in rovina”.

Cevolotto ricorda il convegno ecclesiale terminato il giorno prima proprio in San Francesco in cui è stata consegnata ai rappresentanti delle Comunità pastorali «l’esigenza che diventa urgenza di far crescere una generazione di tessitori di legami, di tessitori di comunità» e osserva come San Francesco non sia il patrono potente, il fuoriclasse che risolve una partita, ma come in vita sua abbia lasciato pochi miracoli e poche opere al confronto con altri santi. Eppure «ci ha consegnato la capacità di creare grandi relazioni, anche con il sultano. Il segreto è nella sua scelta di essere piccolo, lasciando prevalere su tutto l’opera di Dio. Francesco ci lascia, in una società di figli unici, la scoperta di una parentela che ciascuno di noi ha con tutti».
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