Impianti sportivi con defibrillatori: salvataggi al 95%

Il racconto dell’ultimo salvato grazie al dispositivo salvavita alla Vittorino: «Sono vivo grazie ai miei soccorritori e al Dae»

Redazione
|6 mesi fa
Angelo Balordi, 76 anni, con il team di Cardiologia del Polichirurgico; prima da destra la dottoressa Daniela Aschieri
Angelo Balordi, 76 anni, con il team di Cardiologia del Polichirurgico; prima da destra la dottoressa Daniela Aschieri
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«La presenza di defibrillatori negli impianti sportivi piacentini ha consentito di salvare il 95 per cento delle persone colpite da attacco cardiaco mentre stavano praticando sport. Purtroppo invece i casi accaduti dove non erano presenti gli apparecchi salvavita solo una persona si è salvata».
A fornire questi dati è la dottoressa Daniela Aschieri in occasione dell’incontro con Angelo Balordi, salvato nei giorni scorsi grazie al defibrillatore mentre stava giocando a calcio nel campetto della società sportiva Vittorino da Feltre. Il paziente, ormai fuori pericolo, racconta i drammatici momenti vissuti l’altro pomeriggio.
«Stavo per tirare un calcio d’angolo, ho alzato la testa per vedere dove erano i miei compagni di squadra e mi ricordo di aver sentito delle vertigini. Mi sono risvegliato con la scossa del defibrillatore». Il 76enne spiega così i momenti drammatici vissuti durante la consueta partitella di calcetto con gli amici alla Vittorino.
Un momento spensierato che si è trasformato in un attimo in una scena di grande tensione. Angelo si è improvvisamente accasciato colpito da un arresto cardiaco. Un amico medico lo ha soccorso, mentre un inserviente della società si è precipitato a prendere il defibrillatore semiautomatico (Dae) a una manciata di metri dal campo. È bastata una scarica per far ripartire il cuore di Angelo che si è svegliato.
Pochi minuti dopo sono arrivati gli operatori del 118, con automedica e un equipaggio della Croce Rossa, Angelo parlava già, viene trasportato in ospedale. Le sue condizioni sono stabili, ma l’emozione resta viva in chi ha assistito a un vero miracolo della vita quotidiana.
«Siamo tutti un po’ attempati – ha commentato Angelo – infatti le squadre si chiamano Ospizio Vittorio e Ospizio Maruffi, ognuno ha i suoi acciacchi, ma non avrei mai pensato che potesse accadere a me. Devo la vita a chi era con me in campo, e al ragazzo che ha prontamente recuperato il Dae. Tutto è successo in un attimo, ma la loro velocità a soccorrermi e la presenza del defibrillatore hanno fatto la differenza. A loro e ai soccorritori del 118 devo un grazie che non dimenticherò mai».
«Questa vicenda dimostra l’importanza di avere defibrillatori e persone formate sul territorio – ha sottolineato la dottoressa Daniela Aschieri, direttore di Cardiologia e Utic di Piacenza e direttore scientifico di Progetto Vita Piacenza, un sistema che da 25 anni sostiene e supporta la rete dei defibrillatori della città più cardioprotetta d’Europa, insieme al servizio di emergenza territoriale 118.
«Alla Vittorino questo è il quinto arresto cardiaco registrato negli anni, e in tutte le occasioni i pazienti sono stati salvati grazie all’utilizzo del Dae presente in loco. Negli ultimi anni - aggiunge - si sono verificati 31 arresti cardiaci negli impianti sportivi piacentini, di questi 20 sono avvenuti in strutture dotate di Dae e 11, prima del 2012, in impianti senza. Nei 20 casi con Dae interno, 19 persone sono sopravvissute senza danni neurologici e solo una non ce l’ha fatta con una percentuale di sopravvivenza del 95%. Nei restanti 11 casi avvenuti in impianti senza defibrillatori, solo una persona si è salvata, quindi con solo il 9% di sopravvivenza. La differenza è enorme – sottolinea Aschieri – e conferma quanto sia determinante l’intervento del defibrillatore. La Vittorino si conferma così un esempio virtuoso di impianto sportivo cardio-protetto, con una percentuale di sopravvivenza del 100%. Questo sistema funziona, e deve essere replicato – conclude Aschieri – Ogni luogo pubblico dovrebbe avere un DAE visto che chiunque lo può usare, indipendentemente dall’avere fatto un corso specifico. Il 112 guida al telefono ad usarlo, senza paura. È una scelta che salva vite umane».