"La luce di Aurora", la madre: «Nessuno dovrà più provare il nostro dolore»
Al castello di Agazzano la presentazione ufficiale dell'associazione nata in ricordo della 13enne uccisa dall'ex fidanzato il 25 ottobre 2024. «Chiediamo un inasprimento delle pene per i minorenni autori di femminicidio»

Marco Vincenti
|3 ore fa

La presentazione de "La luce di Aurora"- © Libertà
«Nessuno più deve provare il dolore che ho provato io e la mia famiglia. Quel maledetto 25 ottobre del 2024 insieme ad Aurora sono morta anche io». Sono le parole di Morena Corbellini, la madre della 13enne uccisa poco meno di due anni fa dall'ex fidanzato, allora 15enne, poi condannato a 17 anni di reclusione dal tribunale di minori di Bologna. In questi mesi segnati da un dolore indicibile e incomprensibile Corbellini ha cullato il sogno di fondare un'associazione per tenere vivo il ricordo di Aurora con l'obiettivo che la sua tragica storia non si ripeta più.
Oggi, sabato 28 marzo, all'interno del castello di Agazzano quel sogno è diventato realtà con la presentazione ufficiale de "La luce di Aurora", l’associazione fondata per trasformare il dolore in impegno concreto. Una realtà che punta sulla prevenzione e sul sostegno, con l’obiettivo di offrire aiuto concreto e costruire una nuova consapevolezza tra i più giovani. «Aurora emanava luce, aveva una grande voglia di vivere ma purtroppo la vita le è stata strappata via», ha ricordato Morena Corbellini, spiegando il senso profondo dell’iniziativa, «tramite questa associazione vogliamo investire in prevenzione e al contempo chiedere un inasprimento delle pene anche per i minorenni».
L’associazione si muoverà su più livelli, dall’informazione all’aiuto psicologico, fino al supporto in ambito scolastico, con una particolare attenzione proprio alle scuole e alle periferie, dove verranno organizzati incontri per parlare direttamente ai ragazzi: «La violenza non è mai una risposta, il ‘no’ è legittimo e deve essere accettato», è il messaggio che accompagnerà questi momenti di confronto. L’impegno guarda anche oltre i confini locali, con l’obiettivo di portare la storia di Aurora in tutta Europa, trasformandola in un simbolo contro la violenza e in un monito per le nuove generazioni.
Durante la presentazione non sono mancati momenti di riflessione profonda, come le parole del vescovo della Diocesi di Piacenza e Bobbio Adriano Cevolotto che ha invitato a guardare oltre il dolore: «Tredici anni sono pochi ma per Aurora sono stati tutti. La vita non ha una misura media, ma va apprezzata e custodita giorno dopo giorno», sottolineando anche le difficoltà dei più giovani: «Siamo immersi in un contesto che ci fa sentire sempre inadeguati, in una continua competizione che non fa bene a nessuno. Ognuno di noi deve avere la consapevolezza di quanto sia unico e prezioso». Un richiamo condiviso anche da don Paolo Capra, che ha aggiunto: «Ho imparato che dobbiamo abitare ciò che ci capita e non fuggire. È fondamentale riuscire a stare accanto a chi soffre, è indispensabile nella vita di ognuno di noi». Parole che si intrecciano con l’impegno delle istituzioni e delle realtà territoriali, rappresentate anche da Nadia Pompini, presidente per la Provincia di Piacenza del tavolo contro la violenza di genere: «La forza di questa mamma che ha deciso di aprire un'associazione in ricordo di sua figlia rappresenta un forte segnale - le sue parole -. Siamo convinti che testimonianze di questo genere possono aiutare lungo la strada della prevenzione».
Alla presentazione toccanti le testimonianze di amici e amiche di Aurora: «Voglio parlare di lei al presente perché il suo sorriso, la sua energia e la sua sensibilità non mi abbandoneranno mai» ha detto Cloe Raffo. Per Kevin Altomonte «La sua morte è stata una botta tremenda, ma anche grazie a questa associazione continueremo a ricordarla, perché Aurora vive».
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