Lavoro a Piacenza, cresce la disoccupazione e restano le disparità di genere
Le persone in cerca di lavoro salgono a quota 8.000. Rallentano industria e agricoltura. Tutti i dati elaborati dall'Ufficio statistica della Provincia di Piacenza
Redazione Online
|4 ore fa

Nel 2025 il mercato del lavoro della provincia di Piacenza mostra segnali contrastanti: l’occupazione resta stabile, ma aumentano le persone in cerca di lavoro. Nonostante ciò, il nostro territorio si conferma tra i migliori in Italia per tasso di attività e livelli occupazionali, con performance particolarmente elevate tra gli uomini. Restano le disparità di genere.
Secondo le stime dell'Istat, gli occupati sono circa 134.000, invariati rispetto al 2024. Il tasso di occupazione si mantiene al 72,1% (-0,1 punti percentuali), valore nettamente superiore alla media nazionale. Cresce invece la disoccupazione: le persone in cerca di lavoro salgono a 8.000 (+1.000), portando il tasso al 5,8% (+0,5 punti). Aumenta anche il tasso di attività, che raggiunge il 76,7% (+0,5 punti), confermando Piacenza tra le province più dinamiche del Paese.
Nel dettaglio, la stabilità complessiva nasconde dinamiche differenti tra uomini e donne. Gli occupati maschi aumentano di circa 1.000 unità (77.000), mentre le donne registrano una diminuzione analoga (57.000). Come confermato dai dati elaborati dall'Ufficio statistica della Provincia di Piacenza.
Il tasso di occupazione maschile si attesta all’80,0% (-0,2 punti), mentre quello femminile scende al 63,9% (-0,1 punti). Anche sul fronte della disoccupazione emergono differenze: per quanto riguarda gli uomini, il 5,3% (+1,2 punti), circa 4.000 disoccupati; mentre per le donne si tratta del 6,5% (-0,2 punti), circa 4.000 disoccupate.
Le forze di lavoro complessive salgono a circa 143.000 unità, con un incremento trainato dalla componente maschile.

Tra i settori lavorativi cresce il commercio, rallentano industria e agricoltura. Nonostante la stabilità dello stock complessivo, è possibile rilevare - disaggregando i dati campionari secondo i diversi settori di attività economica - andamenti differenti dell’occupazione tra i diversi comparti dell’economia locale. In questa occasione emerge infatti come nel corso del 2025, da una parte, si sia quasi del tutto esaurita (+0,4 mila unità) la spinta propulsiva sperimentata nel post-covid dal settore degli “altri servizi” (aggregato che comprende trasporti e logistica, servizi alla persona e alle imprese, alberghi e ristorazione), mentre segna finalmente un’inversione di tendenza l’occupazione del commercio (+2,3 mila), dopo un andamento decrescente nei cinque anni precedenti; d’altra parte, si osserva una leggera flessione per gli occupati in agricoltura (-0,9), nell’industria (-0,6) e nelle costruzioni (-0,5).
Rispetto al periodo pre-pandemico, il bilancio resta positivo (+6.500 occupati), grazie soprattutto agli “altri servizi” (+6.900) e, in parte, alle costruzioni (+1.100). Il commercio, pur in recupero, rimane sotto i livelli pre-Covid.

I dati Istat sul mercato del lavoro nella media del 2025 pubblicati a marzo di quest’anno per tutte le province italiane consentono di apprezzare i cambiamenti nel posizionamento del sistema piacentino a livello nazionale rispetto all’anno precedente. Il tasso di occupazione complessivo (72,1%, quasi 10 punti in più del dato italiano e 0,7 in più rispetto alla media emiliano-romagnola) colloca adesso Piacenza al 7° posto nella graduatoria delle 107 province e città metropolitane italiane, ancora nella “Top Ten”, ma con una perdita di 2 posizioni rispetto al 2024; è al pari con Parma (che però sale di 5 posizioni), ma dopo Bologna, Bolzano, Firenze, Ferrara, Milano (quinta, +6 posizioni) e Cuneo.
Si conferma quindi una trasformazione strutturale del mercato del lavoro locale verso forme di occupazione più stabili.
Il 2025 segna quindi una fase di rallentamento per il mercato del lavoro piacentino: si interrompe la crescita degli occupati e aumenta la disoccupazione. Tuttavia, il territorio mantiene indicatori complessivamente solidi e continua a distinguersi a livello nazionale, soprattutto per partecipazione al lavoro e occupazione maschile. Restano però criticità importanti: il divario di genere, il peggioramento della disoccupazione e le difficoltà di alcuni settori produttivi indicano la necessità di politiche mirate per sostenere una crescita più equilibrata e inclusiva.



