Legambiente ora dà battaglia per il deflusso minimo vitale dei fiumi
Redazione Online
|4 anni fa

Non solo fiumi “troppo magri” a causa delle captazioni per dare acqua all’agricoltura, ma anche nel caso di derivazioni idroelettriche per produrre energia “verde”. Prosegue la campagna di Legambiente per il monitoraggio del deflusso minimo vitale – più noto come Dmv – che certifica la soglia al di sotto della quale un corso d’acqua non possa più definirsi tale o garantire la sua naturalità e sopravvivenza alle specie che lo abitano: dopo le rilevazioni delle scorse settimane su Tidone e Nure soggetti a derivazione ad uso agricolo, sotto accusa per il mancato rispetto dei parametri finiscono anche le centraline idroelettriche.
L’attenzione di Legambiente si è spostata in Valtrebbia e Valdaveto su due impianti idroelettrici che raccolgono l’acqua per produrre energia elettrica e poi la restituiscono in ambiente. Nel caso della derivazione del rio Lisore, affluente dell’Aveto in comune di Cerignale, l’acqua restituita al fiume dalla derivazione è stata rilevata pari a 0,2 litri al secondo, contro i 9 litri al secondo stabiliti da Dmv; in Valtrebbia, invece, a Losso di Ottone, la portata di rilascio dell’impianto lungo il Trebbia è stata misurata in 249 litri al secondo quando la soglia di deflusso minimo vitale fissata per il periodo da maggio a settembre dovrebbe essere di 1100 litri al secondo. Per questo, Legambiente si è rivolta agli enti competenti, dal Ministero alla Regione, fino ai carabinieri forestali.
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