Medici di famiglia, sempre troppo pochi. «Strategie per farcela»

Dopo l'allarme di Gimbe, Cosentino (Ausl): un centinaio di posti vacanti, ma provvediamo con dottori in età da pensione e più assistiti

Thomas Trenchi
|2 ore fa
Medici di famiglia, sempre troppo pochi. «Strategie per farcela»
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Sono 181 i medici di base nel Piacentino, in lieve crescita rispetto ai 178 del 2023. Ma restano troppo pochi rispetto al fabbisogno reale del territorio: circa un centinaio di posti continua a rimanere vacante. A fare la differenza, oggi, sono anche i camici bianchi in pensione che scelgono di restare in ambulatorio.
A tratteggiare il quadro è Gaetano Cosentino, direttore del dipartimento sanitario di Assistenza primaria e responsabile della Continuità assistenziale dell’Ausl di Piacenza, interpellato da Libertà alla luce dell’allarme nazionale lanciato dalla Fondazione Gimbe.
Qual è la situazione a Piacenza e provincia? Il trend locale si inserisce in una dinamica più ampia, legata al ricambio generazionale. Negli ultimi anni, infatti, il numero dei medici che lasciano l’attività ha superato quello dei nuovi ingressi, con inevitabili ripercussioni sull’organizzazione del servizio. «È una dinamica conosciuta e prevista – spiega Cosentino – che viene seguita con attenzione e che non ha mai comportato, sul nostro territorio, la mancanza di un medico di riferimento per i cittadini».
Un quadro che affonda le radici anche negli anni della pandemia. «Fino a cinque anni fa avevamo un numero maggiore di medici di medicina generale – osserva – non c’è dubbio. Nel corso del tempo molti sono andati in pensione, proprio durante il periodo drammatico del Covid, e il numero ha cominciato a erodere. Non sempre c’è stata la possibilità di avere nuovi ingressi e le uscite non sono state compensate».
Per fronteggiare la situazione, l’Ausl di Piacenza ha messo in campo diverse strategie: «Riusciamo a tenere botta come sistema locale – sottolinea Cosentino – perché abbiamo medici over 70 che hanno deciso di restare al lavoro e che stiamo mantenendo in servizio. Professionisti che, pur potendo andare in pensione, hanno fatto richiesta volontaria di rimanere». Accanto a questo, si è intervenuti sull’organizzazione degli ambulatori: «Dove necessario abbiamo aumentato il massimale degli assistiti fino a 1.800, mentre in altri abbiamo mantenuto lo standard massimo di 1.500».
Resta però il nodo delle nuove assegnazioni: «L’anno scorso, su oltre 100 posizioni aperte per ambulatori di medicina generale o continuità assistenziale nel Piacentino, solo una è stata coperta – evidenzia Cosentino –. La Fondazione Gimbe ha ragione, il problema esiste».