Microbirrifici: no alla somministrazione, ma ok al consumo sul posto
Redazione Online
|1 anno fa

L’ultima parola – o forse, visto il tema, l’ultima pinta – l’ha avuta Confersercenti. Sul tema della valorizzazione e promozione dei microbirrifici emiliano-romagnoli che nei mesi scorsi aveva visto contrapporsi l’associazione di categoria e il consigliere regionale Matteo Rancan con Unionbirrai, alla fine a spuntarla sono stati i portavoce di Confesercenti.
In ballo c’era la possibilità per i microbirrifici di servire le loro birre a chi andasse in azienda: oggetto della contesa era stata una proposta di legge – presentata da Rancan e sottoscritta da tutti i capigruppo dei gruppi politici regionali prima di esser discussa in un’udienza conoscitiva in Regione – dedicata alla valorizzazione di quelle realtà che, secondo una legge del 1962, producono meno di 10 mila ettolitri di birra all’anno. E che possono vendere sia al privato sia ai locali, ma non fare somministrazione.
“Nella Deliberazione legislativa 83 del 16 aprile 2024, l’articolo 8 è stato modificato – sottolineano con soddisfazione il presidente di Fiepet Cristian Lertora e il direttore di Confesercenti Fabrizio Samuelli che avevano partecipato all’udienza conoscitiva in regione rappresentando Fiepet Emilia Romagna – i microbirrifici non possono somministrare, ma hanno la possibilità di svolgere la vendita diretta dei prodotti di loro produzione con anche il consumo immediato sul posto nei locali di produzione o in quelli ad essi contigui. Vendita e consumo sul posto sono considerate come attività strumentale e accessoria e devono essere svolte nell’osservanza delle norme igienico-sanitarie e di sicurezza”.
Nella delibera però i microbirrifici non sono dimenticati: sono previsti infatti l’istituzione di un elenco regionale dei microbirrifici artigianali e agricoli e la realizzazione di un portale regionale volto alla diffusione e promozione delle attività, allo scambio di informazioni e alla mappatura delle attività.

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