Dai marciapiedi ai negozi, il piano per una Piacenza senza barriere fa scuola a Torino
L’esperienza piacentina presentata a una conferenza nazionale sull’accessibilità urbana. Dal centro storico al progetto Zer0stacoli, le iniziative per una città più inclusiva.
Redazione Online
|2 ore fa

Una Piacenza in cui muoversi senza ostacoli, entrare nei negozi e frequentare gli spazi pubblici sia più semplice per tutti, a cominciare dalle persone con disabilità. È questo l'obiettivo del percorso che la città ha avviato per eliminare le barriere architettoniche e che ora è stato portato come esperienza da condividere a Torino, nel corso della conferenza nazionale «Città accessibili. Piani, progetti e azioni per trasformare gli spazi urbani».
A raccontare il lavoro svolto a Piacenza sono state l'assessora alla Pianificazione urbana Adriana Fantini e la Garante comunale dei diritti delle persone con disabilità Miriam Stefanoni. L'incontro, promosso dal Comune di Torino con Urban Lab e altre istituzioni, ha riunito amministratori, architetti ed esperti da tutta Italia.
Dal centro storico parte la sfida
Al centro dell'esperienza piacentina c'è il Peba, il Piano per l'eliminazione delle barriere architettoniche, approvato il 30 giugno 2025.
Non soltanto una mappa degli ostacoli da rimuovere, ma uno strumento per ripensare il modo in cui vengono progettati e utilizzati gli spazi cittadini.
Il punto di partenza è il centro storico, dove edifici pubblici, strade, piazze, servizi e luoghi d'interesse devono essere considerati come parti di un unico percorso. Perché rendere accessibile un edificio serve a poco se poi raggiungerlo resta difficile per chi si muove in carrozzina o ha altre difficoltà motorie.
«Se il Piano resta soltanto una fotografia di ciò che non funziona, può apparire scoraggiante», ha spiegato Fantini. L'obiettivo è invece trasformarlo in un processo capace di cambiare il modo di progettare la città, coinvolgendo amministrazione, professionisti e cittadini.
La libellula del Cassinari e le passeggiate con i cittadini
Una particolarità del progetto piacentino è il coinvolgimento diretto delle persone interessate. Le associazioni del Tavolo Disabilità hanno partecipato alla costruzione del Piano, anche attraverso passeggiate urbane per individuare le difficoltà incontrate negli spostamenti quotidiani.
Gli studenti del liceo artistico Cassinari hanno invece realizzato il logo del Peba: una libellula, diventata simbolo dell'accessibilità cittadina.
Il Piano è inoltre consultabile e aggiornabile attraverso un sistema cartografico digitale, utilizzabile dai servizi comunali. Un'impostazione che ha contribuito al riconoscimento ottenuto da Piacenza a Bruxelles, nell'ambito dell'Access City Award 2026 della Commissione europea: la città, selezionata tra cinque finaliste su oltre 50 candidate, ha ricevuto una menzione speciale per le tecnologie dell'informazione e della comunicazione.
Anche negozi e locali possono fare la differenza
Ma l'accessibilità non riguarda soltanto marciapiedi, attraversamenti ed edifici pubblici.
A Torino è stato presentato anche Zer0stacoli, il progetto nato dal Tavolo Disabilità per coinvolgere negozi, ristoranti, artigiani e attività di servizio.
L'iniziativa punta a rendere riconoscibili gli esercizi che scelgono di aderire a un decalogo di regole per un'accoglienza più attenta alle persone con disabilità e a chi ha esigenze particolari.
Non si tratta quindi soltanto di eliminare gli ostacoli fisici, ma anche di migliorare le modalità di relazione e di assistenza alla clientela.
«La città accessibile non si costruisce solo con le opere pubbliche», ha sottolineato Fantini. «Si costruisce quando anche chi apre la porta del proprio negozio o del proprio locale sceglie di farne parte».
L'esperienza piacentina arriva anche all'università
Il percorso avviato a Piacenza è entrato anche nel dibattito scientifico nazionale. L'assessora Fantini, insieme al professor Roberto Bolici del Politecnico di Milano, ha firmato il saggio «PEBA, approccio di rete e luoghi d'interesse», inserito in una pubblicazione promossa dall'Università Iuav di Venezia e dalla Società italiana della tecnologia dell'architettura.
Un ulteriore riconoscimento per il lavoro svolto, mentre resta aperta la sfida più importante: tradurre i principi del Piano in interventi concreti, perché una città davvero accessibile non sia soltanto un progetto, ma una realtà quotidiana.
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