Pietre d’inciampo nel dimenticatoio, a Piacenza la memoria è offuscata dal degrado
Dalle deiezioni canine su quella di via Cavour all’opacità di via Garibaldi: le targhe che onorano i martiri della Resistenza appaiono trascurate
Elisabetta Paraboschi
|2 ore fa

Le pietre d’inciampo a Piacenza sono in sofferenza, mentre in altre province vicine sono i cittadini ad averle “adottate”
Quella che se la passa peggio è anche quella installata più recentemente, poco più di un anno fa. La pietra d’inciampo dedicata a Luigi Alberto Broglio, nome di battaglia Nataniele, posizionata in via Cavour 64 sul lato opposto a dove lui abitò, è sporca, annerita e lordata dalle frequenti deiezioni canine. Era stata posizionata a dicembre 2024 per volontà della Fondazione Fossoli e di Aned (Associazione Nazionale ex Deportati nei campi nazisti) con l’obiettivo di ricordare i 67 martiri di Fossoli a 80 anni dalla strage. Ma un anno dopo i piacentini sembrano già essersene dimenticati.
Non va troppo bene neppure alle altre due pietre d’inciampo installate sempre nel centro cittadino: quella di Francesco Daveri, in via Garibaldi 83 dove l’avvocato e partigiano cattolico abitò, appare annerita e opaca.
Un po’ più lucida - ma forse a causa del frequente passaggio - risulta invece la “stolpersteine” dedicata a Enrico Richetti, insegnante e poi commerciante ebreo che in via XX Settembre aveva il suo negozio di macchine da scrivere: proprio lì, all’ingresso della galleria, è stata posizionata la pietra che lo ricorda, la prima installata a Piacenza fra non poche polemiche a causa della sua iniziale adesione al partito nazionale fascista da cui venne espulso nel 1935 e inibito alla professione per le critiche espresse alla spedizione militare in Etiopia.
In altre province vicine sono i cittadini ad avere “adottato” le pietre d’inciampo presenti, occupandosi della loro manutenzione (che poi consiste in una semplice pulizia e lucidatura). I piacentini sembrano invece avere un po’ dimenticato alcuni dei loro morti a cui sono dedicate le pietre realizzate dall’artista Gunter Demnig.

