"Più protezione nelle strutture sociosanitarie, il sistema rischia il collasso"
Redazione Online
|6 anni fa

“Lavorano in condizioni difficili, anche in isolamento dai familiari e con una scarsa considerazione salariale”. Le categorie della funzione pubblica di Cgil, Cisl e Uil chiedono un aiuto urgente alle istituzioni per il riconoscimento della fondamentale attività di oss, infermieri, addetti alle pulizie e altri dipendenti di cooperative sociali, asp e case di riposo private.
“E’ enorme lo sforzo compiuto quotidianamente dalle lavoratrici e dai lavoratori impegnati nei servizi sociosanitari piacentini – spiegano Cgil, Cisl e Uil -, in particolare nelle residenze per anziani, pubbliche e private del territorio. Si tratta di operatori che, con le stesse mansioni e con lo stesso impegno profuso dai colleghi del comparto della sanità, si trovano in prima linea nella cura delle persone più fragili, anziani e i disabili, collocati in strutture residenziali. Il rischio di tenuta del nostro sistema non riguarda solo il sistema degli ospedali ma investe anche il settore socio assistenziale sanitario a tutela delle categorie più fragili”.
“TEMIAMO IL COLLASSO DEL SISTEMA” – “E’ doveroso – prosegue il comunicato stampa – richiamare l’attenzione della pubblica opinione sulle condizioni di lavoro a dir poco difficili e nel clima di emergenza costante in cui sono costretti ad operare in questo momento tante lavoratici e lavoratori che si occupano della cura dei nostri cari, professionisti spesso considerati ultimi, e che ultimi lo sono sicuramente a livello stipendiale. Riteniamo che il costante impegno di questo personale meriti lo stesso riconoscimento, a tutti i livelli, e che meriti tutele adeguate rispetto alle dotazioni di sicurezza e condizioni di lavoro nel tempo più sostenibili. Richiamiamo quindi Governo, Regione, e le varie istituzioni, affinché rendano effettivamente disponibili con la massima urgenza i dispositivi di protezione individuale previsti dalle normative per la tutela dei lavoratori e degli utenti. Scarseggiano mascherine, camici, occhiali protettivi, calzari, e la nostra preoccupazione è che il sistema possa collassare a brevissimo. Se gli operatori o gli ospiti dovessero ammalarsi, scatterebbe la conseguente quarantena dei colleghi, e questo avrebbe conseguenze gravissime: anziché interrompersi, il contagio si espanderebbe ad altre persone, non ci sarebbe personale sufficiente a garantire il servizio minimo essenziale, e gli ospiti delle strutture pagherebbero un prezzo altissimo”.
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