"Ridateci dignità e lavoro". Protestano gli ambulanti di Carpaneto e Pianello
Redazione Online
|5 anni fa


“Non possiamo restare più a casa”. Scandito a chiare sillabe su nove cartelli affiancati, è uno dei messaggi che gli ambulanti di Carpaneto hanno esposto nelle vie centrali del paese nella mattinata di mercoledì 7 aprile per manifestare contro il blocco del lavoro al quale sono costretti da mesi.
“Lo facciamo per portare avanti le nostre lamentele su quello che succede e anche su quello che non succede – spiega Mauro Marchesini, rappresentante e consigliere Fiva -, a partire dai ristori che sono insignificanti, fino alle differenze tra noi e i centri commerciali che sono pieni di gente mentre noi dobbiamo rimanere chiusi per rischio assembramento. Sono cose che non accettiamo”.
Ma è soprattutto la necessità di lavorare ad aver spinto i commercianti a scendere in piazza. “Abbiamo famiglia, dietro di noi che un grande indotto e in questo modo si sta fermando tutto – prosegue Marchesini -. Non è logico che noi, come altre categorie commerciali, siamo costretti a rimanere a casa mentre tutte le altre realtà funzionano come se niente fosse”.
Presente anche il sindaco di Carpaneto, Andrea Arfani: “Una manifestazione doverosa e pienamente legittima perché a distanza di oltre un anno da inizio pandemia non è sopportabile che le misure di restrizione, per gli ambulanti come per altre categorie, le stesse dei primi mesi dell’emergenza. E’ necessario per loro tornare a lavorare perché il lavoro è essenziale per chi lo fa e non solo per chi lo riceve”.
Una trentina di ambulanti del mercato ha protestato anche a Pianello, per chiedere di poter tornare ad esporre la merce e a lavorare. “Ci sentiamo discriminati rispetto ai colleghi che possono esporre. Chiediamo solo di lavorare”. Gli ambulanti lamentano di non aver ricevuto ristori. “Le condizioni per accedervi sono assurde e poi non vogliamo soldi, vogliamo solo poter esercitare quello che è un nostro diritto costituzionale. Andremo avanti con questa protesta. Sappiamo che è una goccia nel mare ma dobbiamo far sentire la nostra voce”.
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