Settore autotrasporti in ginocchio: rincari del 300% e mancano lavoratori
Redazione Online
|4 anni fa

“Di lavoro ce n’è. Sono i lavoratori a mancare”. Il paradosso del settore degli autotrasporti sta qui. Ma non solo: sta anche in aumenti generalizzati di cui non si ha memoria, da almeno tre generazioni. Lo conferma Marco Tizzoni, consigliere Fai (Federazione autotrasportatori italiani) Emilia e referente per l’area piacentina, ma soprattutto titolare insieme al fratello Pietro di un’azienda a Pontenure che conta un’ottantina di dipendenti e una storia lunga tre generazioni.
“Cinque o sei anni fa ci eravamo misurati con i rincari del petrolio, ma gli aumenti si erano limitati a quello – spiega – adesso invece è cresciuto tutto: negli ultimi sei mesi il costo del gas è triplicato. Le cisterne, necessarie per la mia azienda, sono cresciute di costo a dismisura: del resto l’acciaio è aumentato di oltre il 40 per cento. Oggi occorre valutare se far partire i camion a metano o tenerli fermi visti i costi”.
La conferma arriva anche da Laura Borea, segretaria interprovinciale di Fai Emilia, realtà nata nel 2018 e oggi rappresentativa di circa 150 aziende: “Il problema maggiore è dato dai rincari del gasolio – spiega – ma sono aumentati anche gli pneumatici e i mezzi dal 15 al 30 percento in base a tipologia e marca. Alcuni costi, per abbattere le emissioni di ossidi di azoto dai gas di scarico, sono cresciuti del 300 percento”.
Ma non è solo questo il problema con cui il settore degli autotrasportatori si misura: l’altro, ben più annoso, riguarda la carenza strutturale di autisti a causa del mancato ricambio generazionale e, in tempi più recenti, a causa di contagi e quarantene.
I DETTAGLI NELL’ARTICOLO DI ELISABETTA PARABOSCHI SUL QUOTIDIANO LIBERTA’
Gli articoli più letti della settimana
1.
Allerta meteo, vento e forti temporali in arrivo il 2 giugno
2.
Aggressione a Pascai, il mea culpa dei Lyons: «Un errore invitare una band politicizzata»
3.
Maltempo con vento e grandine in tutta la provincia: video e foto
4.
Chicchi di grandine “mai visti così”: flagellate l'alta Val Nure e la Val d'Aveto, ma anche il Lodigiano

