Si sentono piacentini, parlano il dialetto ma non possono votare
Redazione Online
|9 anni fa

Si sentono italiani, ma non hanno un documento che lo dimostri. Così, più che un documento, hanno scritto una cartolina, indirizzata al Governo: tanti ragazzi nati o cresciuti in Italia, ma con genitori stranieri, hanno inviato a Roma le prove della loro “piacentinità”. Dalla foto in Trebbia alla foto di classe, a quella della gita. Come a dire “Io sono sempre esistito, qui, a Piacenza”. Il motivo della protesta è presto detto: il 13 ottobre 2015, la Camera dava il via libera alla riforma che consente ai figli di immigrati nati o cresciuti qui di diventare italiani. Da allora il testo è rimasto fermo, impaludato nei cassetti del Senato e questi ragazzi sono rimasti “invisibili”. Intanto, ogni anno, nasce una media di settecento bambini figli di stranieri a Piacenza. Il sogno dei giovani intervistati – laureandi, stiliste, operai, studenti – è uno: “Poter votare”. Tornare nella Patria di origine? “Ci sentiremmo stranieri, noi parliamo dialetto”.
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