Storie di voi, Paolo a caccia di verità tra i falsi miti della tortura
Dal Museo delle Torture di Grazzano Visconti un viaggio tra storia e leggenda: «Molti strumenti del dolore sono "bufale" nell’Ottocento»
Alice Morelli
|2 ore fa
«Questa è La Vergine di Norimberga, uno strumento di tortura medioevale, tra i più noti nell’immaginario comune degli attrezzi dell’epoca», spiega Paolo Bossalini, responsabile (insieme al socio Stefano Frontini) del Museo delle Torture di Grazzano Visconti. Si tratta di un sarcofago di ferro rivestito nel suo interno con punte metalliche, utilizzato per ferire il condannato a morte, prolungandone l’agonia. Ma prima di lasciare che i brividi vi riaffiorino sulla pelle al pensiero del dolore che queste vittime potevano provare prima di esalare l’ultimo respiro, vi basterà sapere che si tratta in realtà di un falso mito. Dunque, uno strumento che non è mai veramente esistito. A raccontarlo davanti alle telecamere di Telelibertà per Storie di Voi, il format settimanale che raccoglie i racconti dei cittadini per trasmetterli ogni sabato durante il telegiornale, è proprio Bossalini.
«L'immaginario medievale nell’Ottocento si consolida e diventa crudele. Nascono oggetti come le sedie con i chiodi, il cinturone di castità, la pera orale: tutti strumenti di tortura di quest’epoca sensazionalista». Da questo pretesto e con l’obiettivo di sdoganare credenze scorrette, i due soci hanno scelto di sviluppare un podcast: “Anatomia del supplizio”, un viaggio attraverso sette episodi che si occupano di far luce su uno scenario macabro, mai realmente esistito. «Ogni episodio va a narrare una delle motivazioni per cui si torturava, dai tribunali, alla pubblica umiliazione, dalla strega all’eretico - prosegue – Facciamo l’esempio del boia. Un personaggio che viene sempre rappresentato con la maschera. Provate ad indovinare? Il boia, la maschera, non l’ha mai avuta. Ma nel podcast parliamo anche di arte. Lo facciamo nel sesto episodio con un paragone con le raffigurazioni religiose dei martiri. I più grandi pittori della controriforma, quindi del barocco e manierismo rappresentavano infatti il sacrificio del santo soltanto con il suo strumento di tortura e con un’espressione angelica».
Bossalini scardina il mal pensare di un’epoca vista tipicamente come sanguinaria, sadica e violenta, poi chiude il discorso con una frase tanto vera quanto glaciale: «L’essere umano ha sempre torturato e lo farà sempre, l’importante è raccontare le cose come stanno». E chissà dunque, se fra qualche secolo non verranno narrati metodi violenti, appartenenti a quello che per noi è il presente. Saranno solo falsi miti?
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