Storie di voi, Simone Scrivani: «Cerco la felicità nella musica»

Ultimo singolo dal sapore di tormentone estivo, poi il lavoro come informatico e la passione per i musical: il cantautore piacentino si racconta su Telelibertà

Marco Vincenti
Marco Vincenti
|2 ore fa
«A far ridere la gente senza voler in cambio niente, siamo rimasti solo noi e una stella cadente». Canta Simone Scrivani nel suo ultimo singolo "I kebabbari ad agosto" che, come dice lui, «è una canzone più profonda di quello che sembra» nata in una notte d’estate interrogandosi sul significato di felicità, quella vera. Simone è un cantante e cantautore che svaria in ambito artistico fino al mondo dei musical. Ancora ben presente nei ricordi dei piacentini il suo ruolo, a petto nudo, nello spettacolo «The Full Monty» portato in scena da "I viaggiattori". Non solo, Simone è un insegnate di canto all’Accademia della musica moderna e anche un informatico, professione che lo porta ogni giorno nel Lodigiano. «Mi tengo impegnato – sorride -, ma è evidente che lavoro per trasformare la mia passione, il canto, in qualcosa di più grande: un mestiere vero e proprio». Simone – immerso tra gli strumenti dello studio di Renato Podestà - si racconta nella nuova tappa di "Storie di voi" in onda, come ogni sabato, nelle edizioni delle 13.15 e delle 19.30 del Tgl, sul canale 76.
«La mia musica la definirei come un mix tra malinconia e ironia. Mi piace scherzare su argomenti della mia vita che in realtà sono più complessi».
«Io sono un grande fan di Claudio Baglioni e ho provato a fare il suo mestiere – continua il cantautore piacentino -. Avevo delle cose da dire. Le ho messe nero su bianco e sono nate le prime canzoni». Soffermandoci sui numeri, sono 15 i pezzi dati alla luce dal 2018 ad oggi da Scrivani.
«La passione per la musica nasce quasi subito – riflette -,avevo 12 anni quando ho iniziato a studiare all’Accademia della musica moderna e dopo la musica è arrivato il canto, ora eccomi qui a inseguire il mio sogno». Ma qual è il sogno di Simone Scrivani? «Molto più semplice di quello che si possa credere – risponde, tra una prova e l’altra nello studio di incisione a pochi passi da via Calzolai -, vorrei cercare di arrivare a quante più persone possibile con le mie parole e la mia musica. Semplicemente vorrei lasciare qualcosa a chi ascolta le mie canzoni: un ricordo che ritorna, un'emozione che prima mancava». Come nasce una canzone? «Dipende, io ho due quaderni a casa dove mi appunto banalmente ciò che mi succede nella quotidianità, dolori, gioie o anche semplicemente parole o sguardi che mi hanno suscitato qualcosa – spiega Simone – e poi, metto insieme il tutto e quello che nasce, nasce»
Da buon piacentino il legame con la propria città non si nota solo dalla parlantina tipica di queste parti o dalla propensione verso le gambe sotto la tavola con davanti un piatto di pisarei e un buon scodellino di gutturnio: «Se dovessi proiettarmi su un palco – racconta davanti alle telecamere di Telelibertà -, mi vedrei bene allo Stadio Garilli, ma non per fare il lecchino. Molto semplicemente perchè io abito lì vicino e sarei molto comodo. Scendo le scale mi esibisco e sono già a casa. Più bello di così?» E viene spontaneo augurargli buona fortuna a Simone e, magari, rubandogli due strofe della sua ultima canzone, ricordare a tutti che «se vuoi essere felice, cerca la felicità. Porti via o mangi qua?».