Svuotacarceri, i sindacati: «La direzione presa è giusta»
Dopo l’ok in Parlamento, le reazioni di Uspp e Sappe: «Il carcere non è il luogo adatto per il recupero dei tossicodipendenti»

Marcello Pollastri
|3 settimane fa

La nuova norma, passata in Parlamento, che amplia la possibilità di concedere gli arresti domiciliari ai detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti condannati a pene inferiori agli otto anni viene accolta con favore da chi ogni giorno vive la realtà delle carceri, pur con sfumature diverse. Da una parte i sindacati della polizia penitenziaria vedono nel provvedimento un primo passo concreto per alleggerire il cronico sovraffollamento degli istituti di pena; dall’altra la garante dei detenuti invita a guardare oltre, chiedendo che all’uscita dal carcere siano previsti percorsi di recupero realmente efficaci (vedi sotto).
Il tema è particolarmente sentito anche nella nostra città, dove la casa circondariale di San Lazzaro continua a registrare numeri ben superiori alla capienza regolamentare. Oggi i detenuti sfiorano quota 600, con una presenza di cittadini stranieri che rappresenta la maggioranza della popolazione carceraria. Una situazione che negli ultimi anni è progressivamente peggiorata, fino a diventare, secondo gli agenti stessi, difficilmente sostenibile.
«Qualunque misura che contribuisca a ridurre il sovraffollamento va accolta positivamente», osserva Gennaro Narducci, segretario di Uspp Polizia Penitenziaria, sottolineando come la presenza di un numero eccessivo di detenuti renda sempre più complicato il lavoro quotidiano della polizia penitenziaria.
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