Trecento persone alla messa per i ragazzi morti in Trebbia. Piantati gli alberi del ricordo
Redazione Online
|4 anni fa


L’inno “Amazing grace” accompagna oltre trecento persone nel campo sulla riva del dolore che non passa, nei pressi della Malpaga di Calendasco, e qui i papà si passano uno con l’altro la vanga che serve a piantare nella terra un melograno per Elisa Bricchi, simbolo di fertilità, e un’aronia per Costantino Merli, la pianta dei Paesi freddi, per lui che era stato adottato con immenso amore dagli orfanotrofi dell’Ucraina, e ancora l’ulivo, il simbolo della terra da cui proveniva Domenico Di Canio, ed è simbolo di pace; il goji, energia, vita, immortalità, com’era lo sguardo senza tempo di William Pagani. I quattro avevano solo vent’anni quando nella notte dell’11 gennaio erano nell’auto ribaltata che è diventata una gabbia. Prima della messa le canzoni dei ragazzi, trovate in quei computer come se non aspettassero altro di essere viste: “Grazie, la vostra musica vive in noi”, dice una volontaria di Croce Rossa, tra gli applausi, le fasce tricolori, carabinieri, polizia locale e protezione civile di Calendasco e Guardamiglio. Celebra la messa in riva al fiume don Alessandro Mazzoni: “Nelle letture si continua a sentire la parola “rimanere”. Ed è rimanere nell’amore, il contrario della morte. L’amore va ridetto ogni giorno. La gioia che ti sazia è la consapevolezza che la morte non è l’ultima parola”, chiude don Mazzoni, nella sera che insieme è forse meno sera.
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