L’acqua filtrata dalla Moringa: due studenti piacentini a Stoccolma

Paolo Chiusa e Isabella Reboli, dell’Istituto Agrario “G. Raineri”, hanno vinto la selezione nazionale del concorso UE “I Giovani e le Scienze 2026” e rappresenteranno l’Italia allo Stockholm Junior Water Prize

Redazione Online
|3 ore fa
Isabella Reboli e Paolo Chiusa, dell’Istituto Agrario “G. Raineri”
Isabella Reboli e Paolo Chiusa, dell’Istituto Agrario “G. Raineri”
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Un sistema di filtrazione domestica a basso costo, senza pompe né energia elettrica, capace di ridurre drasticamente la contaminazione batterica e di adsorbire i PFAS — i cosiddetti «inquinanti eterni». È questo il cuore del progetto «Moringa: il filtro che la natura ci dona», con cui Paolo Chiusa e Isabella Reboli, studenti della classe 4°A dell’Istituto Tecnologico Agrario «G. Raineri» di Piacenza, hanno conquistato il pass per lo Stockholm Junior Water Prize, il più importante forum internazionale dedicato alle soluzioni innovative per la tutela delle risorse idriche.
Il riconoscimento è arrivato lo scorso marzo a Milano, in occasione della 37° selezione nazionale del concorso dell’Unione Europea «I Giovani e le Scienze 2026», organizzata dalla FAST (Federazione delle Associazioni Scientifiche e Tecniche). I due studenti si sono confrontati con quaranta gruppi di giovani ricercatori provenienti da trentanove istituti italiani e con una decina di delegazioni straniere da Europa, Asia e Sud America, risultando tra i migliori.
«È con vero piacere che accolgo la notizia dell’ottimo risultato raggiunto dagli alunni Paolo Chiusa e Isabella Reboli al concorso FAST appena concluso a Milano - spiega il preside Alberto Mariani -. Si tratta di un riconoscimento non solo individuale, ma da estendersi all’intero Istituto, sempre in grado — grazie alla preziosa collaborazione dei propri docenti — di accettare le sfide tecnologiche del futuro e di fornire importanti contributi per migliorare la qualità di vita sul nostro Pianeta. L’impegno, la perseveranza e lo spirito d’iniziativa di questi due alunni costituiscono un esempio prezioso, in particolare per i nuovi iscritti».

Come
funziona il dispositivo

La Moringa oleifera è una pianta originaria dell’Asia meridionale le cui proteine estratti dai semi possiedono proprietà coagulanti e antimicrobiche note da secoli nelle comunità rurali. Il progetto dei due studenti ha trasformato questa conoscenza tradizionale in un dispositivo replicabile e a basso costo, pensato per contesti dove l’accesso all’acqua potabile è tuttora un’emergenza.
Il sistema è composto da un modulo filtrante a imbuto in cui l’acqua scorre per gravità, attraversando una sequenza di strati filtranti sovrapposti. La progressione degli strati garantisce una depurazione graduale: le particelle più grossolane vengono trattenute nei livelli superiori, mentre i contaminanti chimici e batterici sono affrontati negli strati più profondi.
L’elemento più originale è la «cialda» di Moringa: le proteine estratte dai semi vengono confezionate in un involucro monouso che si inserisce nel modulo filtrante. Questa soluzione semplifica il dosaggio, permette di sostituire facilmente il materiale esaurito e assicura un tempo di contatto costante tra l’acqua e la biomassa attiva. L’intero prototipo è realizzato con materiali di recupero, il che lo rende economicamente accessibile anche in aree isolate o a basso reddito.

La
collaborazione con l’Università Cattolica

Preziosa e proficua è stata la collaborazione con la Facoltà di Scienze Agrarie, Alimentari ed Ambientali della sede di Piacenza dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che ha consentito agli studenti di svolgere i test sperimentali presso i laboratori di Microbiologia e di Chimica dell’Ateneo. Sotto la guida del Prof. Edoardo Puglisi, della Prof.ssa Nicoletta Suciu e del Dott. Gabriele Bellotti, i ragazzi hanno potuto validare la loro tesi con rigore accademico, operando in un contesto di ricerca d’avanguardia.
I dati raccolti hanno evidenziato due risultati di particolare rilievo. Sul fronte microbiologico, il filtro ha prodotto una drastica riduzione della contaminazione batterica. Sul fronte chimico, la biomassa proteica della Moringa ha dimostrato una spiccata capacità di sequestrare i PFAS (sostanze perfluoroalchiliche), contaminanti sintetici persistenti la cui rimozione rappresenta oggi una delle sfide più urgenti nel campo della depurazione idrica.
Il progetto dimostra come la sinergia tra scuola, università e associazioni scientifiche possa generare risposte concrete a problemi di scala globale.

La
sfida di Stoccolma

Paolo e Isabella si preparano ora a rappresentare l’Italia allo Stockholm Junior Water Prize, dove si confronteranno con i migliori giovani ricercatori del mondo sul tema dell’acqua. Il Campus «Raineri-Marcora» li seguirà in questa nuova tappa internazionale.