Sperimentazione della riforma dell’invalidità: i sindacati dei pensionati lanciano l’allarme
Un percorso che nel 2027 sarà esteso a tutto il Paese
Redazione Online
|6 ore fa

Da sinistra Pasquale Negro (Uil), Claudio Malacalza (Cgil), Aldo Baldini (Cisl)
C'è contrarietà da parte dei sindacati dei pensionati piacentini nei confronti della terza fase della sperimentazione nazionale della riforma dell’invalidità civile che coinvolge Piacenza e che nel 2027 sarà estesa a tutto il Paese.
I segretari generali Claudio Malacalza (SPI CGIL), Aldo Baldini (FNP CISL) e Pasquale Negro (UILP UIL) esprimono «forte e rinnovata preoccupazione» per una riforma che definiscono «a costo zero», realizzata senza un reale coinvolgimento delle organizzazioni sindacali e che rischia di tradursi nell’ennesimo provvedimento che limita la possibilità, in particolare delle persone in situazione di difficoltà economica, di accedere ai servizi socio-sanitari e di chiedere il rispetto dei loro sacrosanti diritti.
Secondo i sindacati, il provvedimento «colpisce i più fragili, anziani e persone con disabilità, con un possibile aumento dei costi e il rischio concreto di una rinuncia all’esercizio di un diritto di civiltà».
Il timore è che le nuove procedure possano complicare ulteriormente l’accesso al riconoscimento dell’invalidità, scaricando sui cittadini e sulle famiglie oneri economici e burocratici aggiuntivi.
Perché il certificato di invalidità è così importante
Il riconoscimento dell’invalidità civile non è un mero adempimento amministrativo. È la chiave di accesso a diritti fondamentali: alle agevolazioni previste dalla legge 104; ai permessi lavorativi per assistenza; all’ingresso in strutture socio-assistenziali accreditate; alle prestazioni fondamentali in questi casi come l’assegno di disabilità. Per questo i sindacati parlano di una materia che riguarda direttamente la dignità delle persone.
SPI CGIL, FNP CISL e UILP UIL spiegano di essere già al lavoro sul territorio per ridurre disagi e costi per i cittadini più deboli e le loro famiglie, anche attraverso convenzioni con medici certificatori, con l’obiettivo di garantire un accesso più semplice e meno oneroso alle pratiche. «Non si può riformare un sistema così delicato – sottolineano – senza ascoltare chi rappresenta milioni di pensionati e persone fragili».
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