El Alamein, sei paracadutisti piacentini si lanciano nel deserto per ricordare la Folgore
Nel 1942 su quelle sabbie combatterono i soldati italiani. A 84 anni dalla battaglia, sei componenti della sezione piacentina dell’Anpd’I hanno partecipato alla commemorazione in Egitto insieme a oltre cento commilitoni provenienti da tutta Italia.
Redazione Online
|3 ore fa

Un salto nel vuoto da oltre 500 metri di altezza, sopra quello stesso deserto che 84 anni fa fu teatro di una delle battaglie più sanguinose della seconda guerra mondiale. Anche sei paracadutisti piacentini hanno preso parte alla commemorazione della battaglia di El Alamein, tornando nei luoghi dove, nell'autunno del 1942, combatterono i soldati della divisione Folgore.
L'iniziativa si è svolta il 17 ottobre in Egitto, nell'ambito dell'El Alamein Project, che ogni anno richiama paracadutisti italiani per rendere omaggio ai caduti e mantenere viva la memoria di quelle vicende.
I sei piacentini protagonisti del lancio
A rappresentare la sezione piacentina dell'Associazione nazionale paracadutisti d'Italia (Anpd'I) sono stati Alessandro Centenari, 42 anni, Pietro Coppelli, 68, Carlo Dinicoli, 69, Francesco Donetti, 50, Luigi Sirocchi, 63, ed Emanuele Solari, 57.
I sei hanno fatto parte della Compagnia El Alamein, una formazione composta da oltre cento paracadutisti, suddivisi in quattro plotoni.
Il momento più significativo è arrivato quando, a bordo di due aerei militari egiziani Lockheed C-130, i partecipanti hanno raggiunto la zona del lancio. A una quota di poco superiore ai 500 metri, paragonabile a quella utilizzata durante le operazioni belliche, le porte dei velivoli si sono aperte. Poi il segnale della sirena e il salto, fino all'atterraggio sulle antiche linee del fronte presidiate dalla Folgore.
Un gesto dal forte valore simbolico, come sottolinea Fabio Scrollavezza, presidente della sezione piacentina dell'Anpd'I: «Il ricordo delle battaglie in Egitto e del sacrificio di tanti paracadutisti è per noi un obbligo. Per questo partecipiamo ogni anno all'El Alamein Project, per ricordare quei ragazzi, lo spirito di corpo e i valori che continuiamo a portare avanti».
L'omaggio ai caduti nel Sacrario italiano
La trasferta era cominciata il 14 ottobre, con l'arrivo in Egitto e alcuni giorni dedicati alla preparazione fisica e all'addestramento nella base aerea di Cairo East.
«Al termine delle attività – racconta Alessandro Centenari – il comandante del comparto addestrativo dei paracadutisti egiziani ha espresso il proprio apprezzamento per la disciplina e la preparazione dimostrate». Un riconoscimento accompagnato dalla consegna di una targa commemorativa alla Compagnia El Alamein, come segno di amicizia e rispetto reciproco.
Dopo il lancio, i partecipanti hanno raggiunto il Sacrario militare italiano di El Alamein, dove riposano migliaia di soldati caduti durante la campagna d'Africa. Al tramonto si è svolta la cerimonia commemorativa, alla presenza del sottosegretario alla Difesa Isabella Rauti, che ha rivolto un saluto ai paracadutisti.
Sul sagrato è stata celebrata una messa da padre Michele, cappellano della Folgore, che aveva condiviso l'esperienza del lancio effettuandolo in tandem.
La memoria della battaglia del 1942
L'iniziativa è stata coordinata da Walter Amatobene, paracadutista di Parma, referente nazionale del Team Folgore Protezione Civile e vicepresidente dell'El Alamein Project. Al progetto contribuisce anche il professor Aldino Bondesan, docente dell'Università di Padova e presidente dell'associazione.
La commemorazione riporta l'attenzione su uno degli episodi più drammatici della campagna del Nord Africa. Tra l'estate e l'autunno del 1942, i reparti della Folgore furono impegnati nei combattimenti contro le forze britanniche, resistendo in condizioni sempre più difficili, fino all'esaurimento delle risorse e delle munizioni.
Il comportamento dei paracadutisti italiani durante la battaglia valse alla Folgore importanti riconoscimenti al valor militare, diventando una pagina centrale nella storia della specialità.
A distanza di 84 anni, il ritorno di sei piacentini su quelle sabbie rappresenta dunque molto più di un'esperienza sportiva o militare: è un modo per rinnovare il ricordo di chi vi perse la vita e tramandarlo alle nuove generazioni.
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