Faida tra spacciatori con accoltellamenti, arrestato capo banda tunisina

In seguito ai gravi fatti accaduti a Piacenza tra il 2024 ed il 2025 nei confronti della principale banda rivale, formata da giovani principalmente di origine egiziana

Redazione Online
|2 ore fa
Faida tra spacciatori con accoltellamenti, arrestato capo banda  tunisina
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Nella mattinata di lunedì 2 marzo la Squadra Mobile della Questura di Piacenza ha condotto in carcere un cittadino tunisino classe 1990, condannato in via definitiva a quattro anni, otto mesi e venti giorni di reclusione per tentato omicidio e porto di armi, in seguito ai gravi fatti accaduti a Piacenza tra il 2024 ed il 2025 nell'ambito della faida tra spacciatori, condotta da bande rivali che si accoltellavano a vicenda per il predominio dello spaccio in città.
Il condannato è il leader della fazione dei pusher di origine tunisina, che aveva portato avanti una serie di gravi accoltellamenti nei confronti della principale banda rivale, formata da giovani principalmente di origine egiziana, che avevano reagito colpo su colpo. La banda del tunisino aveva come punto di ritrovo una barberia di via Emilia Pavese, gestita da lui e dal fratello.
L'attività investigativa condotta dalla Squadra Mobile ha analizzato la scia di accoltellamenti avvenuti principalmente in centro tra le bande rivali, e aveva portato a 11 arresti, 30 soggetti deferiti all'Autorità Giudiziaria, 12 perquisizioni, 14 armi da taglio sequestrate, 789 grammi di sostanze stupefacenti sequestrate (cocaina, hashish, oppiacei, benzodiazepine), una misura cautelare (sequestro delle pagine web di un trapper piacentino indagato per istigazione a delinquere).
Uno dei più gravi fatti era accaduto a luglio 2024 in pieno centro, quando il tunisino arrestato aveva colpito un ragazzo di origine egiziana con un fendente al petto, che solo fortuitamente non aveva colpito organi vitali.
Le indagini avevano permesso di identificare le bande rivali, anche attraverso l'analisi dei filmati di videosorveglianza e dei social network sui quali era presente un video in cui il gruppo dell'accoltellatore "festeggiava" l'aggressione appena compiuta. Attraverso la descrizione fornita dall'aggredito era stato possibile identificare grazie a un particolare tatuaggio l'autore dell'accoltellamento, noto alle forze dell'ordine per diversi precedenti. Il 17 dicembre 2024 era stato arrestato e portato in carcere. Dopo diversi mesi di detenzione, era stato messo ai domiciliari con braccialetto elettronico, con il costante monitoraggio delle forze dell'ordine per verificare che non si allontanasse da casa.
Per l’uomo, gravato da numerosi precedenti penali e di polizia, su proposta del Questore di Piacenza è stata richiesta la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, misura di prevenzione emessa dal Tribunale di Bologna, e pertanto al termine del periodo detentivo, all’indagato sarà applicata per 18 mesi la sorveglianza speciale, con l’obbligo di soggiorno nel Comune di residenza. Inoltre, l’Ufficio Immigrazione della Questura, vista la grave pericolosità sociale dimostrata, ha disposto il rifiuto del rinnovo del permesso di soggiorno a carico dell’uomo, avviando le pratiche per il rimpatrio nel Paese di origine a fine pena. E’ stato ammesso al beneficio della semilibertà, e potrà quindi lavorare all’esterno del carcere per garantire il sostentamento alla famiglia, ma non potrà più lavorare per la barberia incriminata.
Su istruttoria della Questura, la Prefettura di Piacenza ha infatti chiesto ed ottenuto che il Comune revocasse la licenza del locale per motivi di pubblica sicurezza, e la barberia ha quindi terminato l'attività.