Giorgio Armani, il piacentino oltre il successo: in un libro le confessioni più intime

Domani esce la biografia di Roberta Filippini nata da una serie di incontri con il re della moda: dall’infanzia «tra il Po e il Trebbia» agli affetti, dai rimpianti al cinema

Redazione Online
|1 ora fa
La copertina del libro
La copertina del libro
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La copertina della biografia in libreria da martedì 1° settembre
La copertina della biografia in libreria da martedì 1° settembre
«Saresti disposta a scrivere insieme la mia autobiografia?». È il 2014 quando Giorgio Armani, piacentino di nascita e da poco ottantenne, telefona alla giornalista e amica Roberta Filippini con una proposta inaspettata. Da quella chiamata prende avvio una lunga serie di incontri e confidenze che, rimaste per anni in un cassetto, diventano ora un libro.
Si intitola Armani. La vita oltre il successo (Marsilio, 368 pagine, 19,90 euro, con inserto fotografico) e sarà disponibile da domani, martedì 1° settembre, a ridosso del primo anniversario della morte dello stilista, scomparso il 4 settembre dello scorso anno. Una biografia particolare perché a raccontare Armani è soprattutto Armani stesso, attraverso le risposte date a Filippini durante quei colloqui.

Quel bambino nato «tra il Po e il Trebbia»

Nel viaggio tra i ricordi riaffiora anche Piacenza, dove Giorgio Armani nacque l’11 luglio 1934. Lui stesso, che ha scelto di essere sepolto a Rivalta, descrive le proprie origini con un’immagine fortemente legata al territorio: un bambino venuto al mondo «tra il Po e il Trebbia», secondo di tre fratelli, cinque anni più giovane di Sergio e cinque più grande di Rosanna.
È da questa infanzia piacentina che comincia il lunghissimo percorso che porterà Giorgio a diventare “Armani”, uno dei nomi italiani più conosciuti nel mondo. Tra i ricordi c’è la madre, che lo portava nella colonia di cui era direttrice, dove il futuro protagonista della moda internazionale era ancora semplicemente un bambino come gli altri.
Nel volume non emerge tanto un Armani sconosciuto quanto l’uomo dietro la misura, il rigore e la sobrietà che ne hanno caratterizzato anche lo stile. Il racconto attraversa famiglia, amore, amicizia, sesso, politica, solitudine, rapporto con il corpo e con la natura, paure e successi.

«Mi dispiace non aver avuto tanti figli»

Tra le confessioni più personali c’è quella dedicata alla famiglia che avrebbe desiderato avere. «Ripensando alla mia storia privata, quello che mi dispiace molto è di non aver creato una famiglia con tanti figli miei», racconta Armani. Ammette che sarebbe forse stato un padre «tremendo» e «ansioso», desideroso di controllare ogni cosa, ma riconosce anche il valore che quella famiglia avrebbe avuto nella sua vita affettiva.
È proprio la dimensione privata a costituire uno dei fili conduttori del libro, che alterna successi professionali, relazioni, rimpianti e disincanto senza seguire rigidamente la cronologia. I ricordi affiorano e si intrecciano, restituendo anche le asperità di un carattere che Armani non cerca di nascondere.

Gli incontri con Filippini e il libro rimasto nel cassetto

La stessa genesi del volume ha una storia singolare. Dopo la telefonata del 2014, Filippini incontra più volte Armani nel suo studio di via Borgonuovo, a Palazzo Orsini. La giornalista può rivolgergli "domande libere" alle quali seguono «risposte mai reticenti».
«In alcuni momenti mi sono sentita la sua psicanalista», scrive l’autrice. Armani parla liberamente, ma alla fine del percorso cambia idea: non si sente ancora pronto a rendere pubblica una parte tanto intima di sé. Il progetto si ferma e Filippini conserva per anni quel materiale.
Dopo la morte dello stilista, quelle conversazioni hanno assunto un significato differente e l’autrice ha deciso di recuperarle, trasformandole nel cuore del volume.

Dal primo volo per la sorella a Richard Gere

Tra le passioni raccontate c’è anche quella per il cinema. Armani ricorda il suo primo viaggio in aereo, quando accompagnò a Roma la sorella Rosanna, aspirante attrice, per un provino. In quell’occasione vide Anna Magnani al trucco e Giulietta Masina.
Anni dopo proprio il grande schermo avrebbe contribuito in maniera decisiva alla sua fama internazionale. Paul Schrader gli chiese infatti di vestire Richard Gere per American Gigolo: gli abiti e soprattutto la giacca destrutturata di Armani sarebbero diventati parte dell’immaginario del film e una formidabile vetrina mondiale per il suo stile.
«Certo non avrei mai immaginato di ottenere quell’effetto mediatico e popolare», avrebbe ricordato molti anni dopo. Da quell’esperienza nacque anche l’amicizia con Lauren Hutton, che sarebbe andata a trovarlo a Pantelleria, il rifugio scelto dallo stilista per le vacanze.

Da Giorgio ad Armani

Il libro ricostruisce così il percorso che dal ragazzo nato a Piacenza portò alla nascita di un impero della moda, ma senza ridurre la vicenda umana alla storia del successo. Al centro restano il lavoro, gli affetti, la solitudine, il bisogno di controllo e quella responsabilità quasi assoluta nei confronti di un’impresa che Armani volle mantenere saldamente nelle proprie mani.
Persino la parola “stilista”, utilizzata per definirlo già ai tempi di Nino Cerruti, non gli piaceva particolarmente: «In alcuni periodi mi ha dato fastidio per l’enfasi con cui è stato trattato».