Gmg, l'esperienza di un giovane seminarista: "Lì rinnovai la vocazione"
Redazione Online
|12 anni fa

“La Giornata mondiale della gioventù è un momento unico; ti senti parte di una chiesa viva, concreta, una comunità fatta di giovani e di coraggio, non quella di cui sente spesso parlare”: a Matteo brillano gli occhi di gioia e divertimento mentre racconta la “sua” Gmg, svelando che sotto l’abito serio del seminarista c’è un ragazzo di ventidue anni, traboccante di vita ed entusiasmo.
Matteo Pavesi è nato, cresciuto e vissuto a Caorso, prima che la vocazione lo portasse a cinquecento chilometri da casa, in un seminario di Roma, dove ha avviato il percorso di studi per prendere gli ordini sacerdotali: “Ci alziamo alle cinque e trenta del mattino e alle dieci di sera siamo a letto – spiega Matteo – non posso tenere beni personali; per me niente televisione né internet ma sono rinunce da poco”.
Una scelta forte quanto inusuale per un ragazzo così giovane, cullata all’interno del cammino neocatecumenale della parrocchia locale: “Avevo diciotto anni quando risposi, per la prima volta, alla chiamata del Signore, ma ci sono stati lunghi momenti di crisi; per due anni non avevo più voluto sentirne parlare”.
Una scelta forte quanto inusuale per un ragazzo così giovane, cullata all’interno del cammino neocatecumenale della parrocchia locale: “Avevo diciotto anni quando risposi, per la prima volta, alla chiamata del Signore, ma ci sono stati lunghi momenti di crisi; per due anni non avevo più voluto sentirne parlare”.
Matteo ha frequentato il liceo scientifico San Vincenzo e dopo il diploma, conseguito nel 2009, si è iscritto alla Facoltà di Filosofia dell’università statale milanese: “In quel periodo ero in piena ribellione; facevo di testa mia e combinavo solo disastri, non riuscivo ad accettare la mia storia”.
La storia di cui Matteo parla è fatta di una lunga e dolorosa malattia che lo affligge fin dalla nascita e l’ha costretto, nel 2011, a subire l’ennesimo intervento chirurgico: “Il letto d’ospedale è il luogo in cui ho incontrato Dio e dove ho scoperto quanto Lui mi amava – ha raccontato in preda all’emozione – prima non accettavo questa esperienza, ma ora ho capito che la mia vita l’ha scritta il Signore ed è giusta per me”.
La storia di cui Matteo parla è fatta di una lunga e dolorosa malattia che lo affligge fin dalla nascita e l’ha costretto, nel 2011, a subire l’ennesimo intervento chirurgico: “Il letto d’ospedale è il luogo in cui ho incontrato Dio e dove ho scoperto quanto Lui mi amava – ha raccontato in preda all’emozione – prima non accettavo questa esperienza, ma ora ho capito che la mia vita l’ha scritta il Signore ed è giusta per me”.
La sua indecisione si tramutò in certezza grazie all’incontro con sacerdoti, catechisti e la vicinanza dei suoi “fratelli” di comunità, con i quali, due anni fa, è partito alla volta di Madrid, per partecipare alla Giornata mondiale della gioventù, dove ha rinnovato il suo impegno con Dio: “E’ difficile spiegare cosa ho provato in quei giorni e l’energia che si sprigiona dalla folla di ragazzi, provenienti da tutto il mondo, che si ritrovano insieme per fare missione; in gruppo si organizzano veglie di preghiera, balli, canti ed è impressionante osservare quante persone si avvicinino ai fedeli per fare conoscenza o ricevere qualche parola di conforto”.
Proprio in quei giorni Matteo ha manifestato nuovamente la sua vocazione e a ottobre dello scorso anno ha iniziato la sua esperienza in seminario.
Per Matteo la nuova vita è solo all’inizio: tra pochi giorni volerà ad Osaka, dove lo aspetta la prima missione fuori dai confini nazionali, esperienza in cui sarà impegnato per i prossimi due mesi.
Per Matteo la nuova vita è solo all’inizio: tra pochi giorni volerà ad Osaka, dove lo aspetta la prima missione fuori dai confini nazionali, esperienza in cui sarà impegnato per i prossimi due mesi.
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