Integrazione dei saperi e 3 milioni alla ricerca. L'Università Cattolica disegna il futuro

A Cremona la rettrice Elena Beccalli per il piano strategico 2026-2028: cruciali l’internazionalizzazione e il Piano Africa

Leonardo Chiavarini
|1 ora fa
Da sinistra, il prorettore vicario Anna Maria Fellegara, monsignor Antonio Napolioni (vescovo di Cremona), il magnifico rettore Elena Beccalli, Ruggero Rabaglia (Barilla) e monsignor Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale
Da sinistra, il prorettore vicario Anna Maria Fellegara, monsignor Antonio Napolioni (vescovo di Cremona), il magnifico rettore Elena Beccalli, Ruggero Rabaglia (Barilla) e monsignor Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale
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Non un semplice documento, ma una mappa per tracciare la rotta verso il futuro. Ieri, al campus Santa Monica di Cremona, è stato presentato il Piano strategico 2026-2028 dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. L’evento, che ha aperto la 102esima giornata dedicata all’ateneo fondato da padre Agostino Gemelli, ha visto la presenza del rettore, Elena Beccalli, dell’Assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica, monsignor Claudio Giuliodori, di monsignor Antonio Napolioni, vescovo di Cremona, di Leonardo Virgilio, sindaco della città, e di Ruggero Rabaglia, Hr director region di Barilla.
«È il punto di partenza di un processo che vuole un’università migliore per il mondo. Un’università che sia a servizio degli studenti e a beneficio della società». Con queste parole, Elena Beccalli, rettrice dell’Università Cattolica, racconta il Piano strategico.
Molte le progettualità contenute nel piano per il prossimo triennio. Si possono riassumere in 5 pilastri. Il primo riguarda l’istituzione di una scuola di integrazione dei saperi. Il secondo pilastro ha poi a che fare con la valorizzazione della ricerca. «Circa 3 milioni di euro in incentivi, interventi e premialità per attrarre e sostenere le giovani ricercatrici e i giovani ricercatori – continua – e la promozione di partenariati universitari e aziendali». Un’offerta formativa di qualità è poi il terzo pilastro. «Da un lato, il piano fisico, con il rinnovamento dei contenuti e delle metodologie didattiche e la volontà di aumentare di 500 posti gli alloggi nei collegi – spiega Beccalli –. Dall’altro, un occhio al digitale, con lo sviluppo di percorsi da remoto (piattaforma internazionale “FutureLearn”), senza tralasciare un focus per affrontare responsabilmente l’IA». Cruciale è anche il quarto pilastro dedicato all’internazionalizzazione, tra ranking e solidarietà. «Vogliamo portare l’ateneo tra le 100 migliori università secondo “QS Europe” – continua – consolidando una rete qualificata di collaborazioni». Un’internazionalizzazione promossa nell’ottica di attrarre talenti stranieri, ma anche di permettere agli studenti di accedere a network globali. Senza tralasciare il Piano Africa, progetto attraverso cui l’università mira a diventare riferimento accademico e scientifico per il continente africano.
Il quinto e ultimo pilastro è infine il fundraising ispirato a principi identitari e istituzionali, un’ulteriore leva finalizzata a rendere le varie progettualità concretamente realizzabili.