Quando la coppa e le ossa di san Colombano, portate alla corte del re, misero nei guai il vescovo e il conte di Piacenza

Nel 929 le reliquie furono portate da Bobbio a Pavia. Un rifiuto clamoroso, una guarigione miracolosa e una contesa per i beni di Bobbio: sull'episodio è intervenuto Fabrizio Crivello in un congresso internazionale

Giacomo Nicelli
|3 ore fa
Quando la coppa e le ossa di san Colombano, portate alla corte del re, misero nei guai il vescovo e il conte di Piacenza
1 MIN DI LETTURA
Croci, ceri, incenso e una cassa di pino con le spoglie di san Colombano. Nel luglio del 929 un corteo di monaci partì da Bobbio diretto a Pavia, capitale del regno di Ugo di Provenza. Ma dietro quella solenne processione si nascondeva una delicata operazione politica.
Durante un'assemblea a corte, il vescovo di Piacenza Guido e suo fratello Raginero, conte della città, rifiutarono di bere dalla coppa del santo: un gesto che avrebbe svelato le loro colpe verso il monastero.
Secondo il racconto medievale, il piccolo Lotario, figlio del re, guarì dalla febbre dopo aver trascorso la notte accanto alle reliquie.
A ricostruire questi episodi è stato Fabrizio Crivello, intervenuto a un prestigioso congresso internazionale della Fondazione Centro italiano di studi sull’Alto Medioevo (Cisam), dedicato appunto a re Ugo, incoronato nel 926 e che regnò per un ventennio. Il congresso si è svolto nei giorni scorsi a Golferenzo, nell'Oltrepò pavese. Al centro anche un enigma affascinante: Bobbio potrebbe aver anticipato l'uso della porpora e dell'oro nei solenni diplomi regi.
Su Libertà oggi un'intera pagina dedicata a questa vicenda e al ruolo di primo piano che giocarono nell'Italia del X secolo Piacenza con il monastero di San Sisto e Bobbio con l'abbazia di San Colombano.